Famiglie e studenti

Le storie di Pietro e Virginia, due giovani assunti grazie al link scuola-impresa

di Maria Piera Ceci

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Il diploma al liceo scientifico, poi due anni di ingegneria a Taranto, con un metodo di studio che però non faceva per lui. Pietro Mappa, 26 anni, di Massafra (Ta), dopo due anni di università, nel 2013 ha mollato per iniziare il corso all’Its Cuccovillo di Bari, sezione meccatronica. «L’idea mi è venuta a Cambridge dove ho frequentato un corso di inglese e dove ho capito che l’università italiana è molto distante dalla scuola a livello europeo. - racconta Pietro a Scuola24. Venendo a conoscenza dell’Its e della sua metodologia di insegnamento, ho preferito mollare tutto e passare più al lato pratico. Grazie all’Its ho poi iniziato ad apprezzare lo studio, perchè le lezioni venivano svolte in maniera molto pratica e da professionisti del settore. Ad insegnare sono infatti ingegneri e professori dell’università, quindi potevamo essere a contatto sia con il mondo dell’università che con quello del lavoro». Durante il percorso formativo all’Its Pietro ha svolto uno stage alla Alstom a Bologna, che però a conclusione dell’esperienza non ha rinnovato l’investimento. «Con le mie mani ho aperto un piccolissimo laboratorio di stampa 3D e scannerizzazioni 3D, poi un anno fa ho iniziato a lavorare alla Mermec di Bari, che produce treni per la diagnostica e segnalamento per vendere poi i prodotti in tutto il mondo. Mi occupo di amministrare i vari software gestionali. Guadagno intorno ai 1.300 e ho un contratto a tempo determinato, metalmeccanico, terzo livello. Sono stato assunto con un contratto di un anno, poi rinnovato per un altro anno».
L’agognato contratto a tempo indeterminato non è ancora arrivato, ma Pietro fa un lavoro che gli dà molte soddisfazioni e gli offre interessanti prospettive. «Mi piace quello che faccio e mi hanno proposto di seguire nei prossimi mesi un progetto di ricerca negli Stati Uniti dove devo rimanere fino a che non finiamo il progetto. Per me una grossa opportunità».

La storia di Virginia
Anche Virginia Giovannini, 25 anni, di Pistoia, ha “tradito” l’università per intraprendere un percorso Its. Diplomata nel 2009 all’istituto tecnico industriale, indirizzo meccanico, ha iniziato a frequentare ingegneria. «Mi trovavo in aule con trecento persone, con un professore che scriveva ore e ore alla lavagna e dava poche spiegazioni perchè eravamo troppi. Quando uno fa una domanda in quelle condizioni, il professore lo liquida rapidamente» - racconta Virginia a Scuola24. «Dopo tre semestri ad ingegneria, viene contattata dal suo vecchio istituto che le propone un percorso formativo all’Its Prime di Firenze, sezione meccanica. Si trattava di un corso sperimentale, al debutto nell’ambito della meccanica e meccatronica.
«Quando mi hanno chiamata, il programma era un po’ fumoso, si trattava di un progetto pilota, ma mi interessava il fatto che venisse finanziata da aziende del territorio e conoscendo la realtà intorno a me, sapevo che esistevano realtà molto interessanti e volevo un contatto diretto con queste aziende. Il fatto che ci fosse un tirocinio piuttosto lungo mi sembrava un buon biglietto da visita da inserire nel curriculum. Quando ho iniziato ho visto che lo studio era completamente diverso da quello universitario. All’Its eravamo in gruppi più contenuti e l’insegnante non stava più dietro ad una cattedra davanti alla lavagna, ma davanti con noi. Il loro scopo non era quello di fare ore di lezione, ma di insegnarci davvero qualcosa. Eravamo molto più seguiti».
Finito l’Its nel 2014, viene richiamata tre giorni dopo l’esame finale dall’azienda presso la quale aveva fatto il tirocinio e nel giro di un mese è già occupata al Nuovo Pignone di Firenze, della General Electric. A 23 anni arriva dunque il primo contratto a tempo determinato di un anno e viene inserita nell’ufficio macchine e attrezzature. In sostanza studia quello che serve per creare le turbomacchine che poi vengono prodotte, con destinazione l’industria petrolifera e petrolchimica. Ogni volta che c’è da movimentare una macchina, viene chiamata per studiare una soluzione per compiere tutte le operazioni in sicurezza. Un lavoro che le piace molto. «Mi sento un piccolo inventore. E’ bello quando uno ha studiato e ha tutti gli strumenti in mano per fare le cose e poi ho la possibilità di sperimentare tutto quello che ho in mente, quindi è tutto molto stimolante».
Scaduto il contratto di un anno, l’anno scorso le viene rinnovato a tempo indeterminato e con uno stipendio che non vuole rivelare ma che la soddisfa. «La mia azienda è piuttosto generosa e non mi posso lamentare per la mia età. Sono assolutamente soddisfatta. Non prendo 1.500 euro al mese, ma non è male. E poi ho prospettive di carriera, chiaramente sono in azienda da un paio d’anni e al momento sono contenta delle soddisfazioni che ho».
Un ambiente molto maschile quello frequentato da Virginia. «Io non ho mai avuto problemi, ma qualche pregiudizio esiste da parte degli altri, specialmente all’inizio. Quando uno vede arrivare una come me, giovane, una ragazza, il primo approccio è che tutti pensano che sei inesperta e quindi è capitato che dovessi farmi conoscere prima di avere la fiducia degli altri, ma adesso non ho più alcun problema».


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