Famiglie e studenti

Al minore che riporta lesioni gravi e non può proseguire negli studi spettano i danni per la perdita di chances lavorative future

di Francesca Malandrucco

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Nel caso di lesioni gravi riportate in seguito ad un incidente da un minore che ancora frequenta la scuola dell’obbligo, va riconosciuto un danno patrimoniale specifico per la perdita di chances lavorative future. Lo ha stabilito la Terza sezione civile della Corte di Cassazione, con la sentenza 5880 del 24 marzo 2016. I giudici della Corte suprema sono stati chiamati a pronunciarsi sul ricorso presentato da un giovane che all’epoca dei fatti, nove anni fa, frequentava l’ultimo anno dell’Istituto tecnico ragioneria a Taranto.

La vicenda
Il ragazzo, allora minorenne, era iscritto all’ultimo anno della scuola secondaria superiore quando nel settembre del 1997 rimane vittima di un incidente stradale. Viene investito e riporta lesioni gravissime. Da quel momento inizia il suo calvario in ospedale, tra sale operatorie e cure mediche. Nel gennaio del 1998, il giovane è costretto a lasciare definitivamente l’istituto per ragionieri. E anche negli anni successivi non porterà più a termine gli studi. L’incidente, infatti, gli ha causato un’invalidità permanete riconosciuta del 30%, che non solo non gli consente di diplomarsi, ma gli preclude anche una futura carriera professionale come ragioniere.

L’iter processuale
Inizia quindi un lungo iter processuale per il riconoscimento dei danni, primo fra tutti quello da lesione della capacità lavorativa. Tuttavia né il Tribunale di Taranto prima, né tantomeno la Corte d’appello di Lecce, successivamente, gli riconoscono un danno patrimoniale specifico. Al contrario decidono di ricondurre la perdita generica di capacità lavorativa al danno esistenziale e della vita di relazione e quindi ascrivendolo nella categoria del danno biologico, in quanto il ragazzo all’epoca dei fatti ancora non lavorava e non percepiva reddito. Quindi condannano il conducente dell’auto che aveva investito il minore e la sua compagnia di assicurazione al pagamento della somme di 128.432 euro per il danno biologico e quello morale, oltre che per il rimborso delle spese mediche.
Il ragazzo, ormai maggiorenne, non si arrende e si rivolge ai giudici della Corte suprema, che accolgono il motivo del suo ricorso nella parte in cui chiede il riconoscimento del danno patrimoniale specifico. La Cassazione evidenzia l’errore di diritto fatto dalla Corte territoriale.

La sentenza
Il principio di diritto che la Corte territoriale avrebbe dovuto applicare - si legge al punto 4.6 delle motivazioni della sentenza - e che avrebbe dovuto indurla a censurare la sentenza di primo grado è il seguente: «Nel caso di lesioni sofferte da un soggetto minore, al momento del sinistro ancora studente, e che abbiamo determinato una invalidità permanente pari al 30% e, dunque, di non lieve entità, il giudice di merito, investito della domanda di riconoscimento del conseguente danno futuro patrimoniale per perdita di capacità lavorativa generica, non compie un corretto procedimento di sussunzione della fattispecie, allorquando ritenga di procedere alla liquidazione di tale danno all’interno della liquidazione del danno non patrimoniale, essendo tale possibilità limitata - e sempre salvo dimostrazione in senso contrario di una perdita di chance lavorativa futura specifica nonostante la lievità della lesione - soltanto nel caso di lesioni personali di lieve entità e peraltro limitatamente all’ipotesi in cui la loro concreta incidenza sulla futura capacità lavorativa pur generica rimanga oscura».
La sentenza impugnata, concludono i giudici «è cassata in quanto ha svolto un erroneo procedimento di sussunzione e, dunque, ha falsamente applicato l’articolo 1223 Cod. civ. ai fini della liquidazione del danno patrimoniale da perdita della capacità lavorativa generica». Spetterà ora alla Corte d’appello di Lecce quantificare nuovamente l’importo del danno.


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