Famiglie e studenti

Così la formazione anti-cyberbulli entra in classe

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«Non serve a nulla demonizzare i social network o l’uso della tecnologia, serve invece più consapevolezza sia tra i giovanissimi ma anche tra i docenti e soprattutto tra i genitori, i più terrorizzati dal cyberbullismo, ma anche quelli che hanno la minore percezione di quello che accade o potrebbe accadere ai loro ragazzi». Anastasia Buda è Corporate citizenship manager di Samsung Italia e soprattutto è uno dei volontari che ha deciso di andare - all’interno della campagna lanciata da Moige e Samsung «#off4aday» - in una delle scuole per parlare direttamente con i giovani studenti (di medie e licei) e i loro genitori dei rischi legati al cyberbullismo. Scoprendo con sorpresa che i ragazzi, dopo aver rotto il ghiaccio in una di queste “lezioni”, sono dei fiumi in piena: «Ci raccontano loro parecchie storie e sono molto curiosi perché non hanno consapevolezza a esempio delle regole di comportamento sul web, così come dei diritti di privacy che gli spettano quando utilizzano i social network più popolari».

Lezioni anti-cyberbulli
Dopo il lancio di #off4aday a ottobre scorso, che ha visto l’attivazione del primo servizio di supporto per le vittime di cyber-bullismo (393.300.90.90 ed e-mail help@off4aday.it) e un'intensa attività di sensibilizzazione attraverso l’invio di appositi kit a 2mila scuole, Moige e Samsung hanno deciso di entrare direttamente nelle classi per fare formazione anti-cyberbulli. «Finora sono stati scelti una cinquantina di istituti scolastici in tutta Italia - avverte Buda - dove i volontari, preparati da psicologi, incontrano i ragazzi la mattina e i genitori il pomeriggio per parlare delle opportunità e dei rischi legati alle nuove tecnologie». Non si tratta però di lezioni classiche: «Si discute e affrontiamo le domande dei ragazzi e nel frattempo cerchiamo di fargli comprendere come utilizzare questi social e con quali cautele, a esempio facendogli capire che non si può postare una foto con leggerezza oppure facendogli capire che può essere molto dannoso appoggiare i cyberbulli che denigrano un loro coetaneo magari mettendo un “like” o condividendo con altri dei contenuti». Le nuove tecnologie, infatti, incidono sempre più sui comportamenti e sulla “vita reale”, soprattutto dei ragazzi: se in passato le conoscenze avvenivano nei luoghi pubblici o nelle case, oggi, invece, si fa amicizia online e si stringono legami istantanei, talvolta anche ambigui, per cui la comunicazione e l'incontro sono tecno-mediati e alla relazione si sostituisce la “connessione”. Questo può essere pericoloso.

Il kit e il servizio telefonico
Di fronte al problema del cyber-bullismo le famiglie sono spesso disorientate: ne sanno poco e non sanno come affrontarlo e alle richieste dei ragazzi, molte volte si spaventano e si vergognano, nascondono il problema o, peggio ancora, si auto attribuiscono la colpa dell'accaduto. «Mi ha colpito - spiega Buda - la percezione dei genitori che sono convinti che ai loro figli non possa accadere nulla. Anche a loro insegniamo il corretto utilizzo di questi strumenti facendogli capire che non serve a nulla minacciare di sequestrare un telefonino perché questo rischia solo di invoglia i ragazzi a nascondersi di più e a non parlare»
Per i ragazzi è importante sapere, invece, che possono essere aiutati e che esistono approcci che contribuiscono alla risoluzione del problema: per questo motivo gli psicologi del Moige hanno elaborato un kit, che comprende schede didattiche e schede tecniche, al fine di offrire validi strumenti per contrastare un fenomeno allarmante e in continua crescita.
Questi kit contengono materiali declinati in due versioni: una per ragazzi, redatta con il loro registro linguistico, che aiuta ad inquadrare il problema, riconoscerlo ed affrontarlo, e una per gli adulti, che devono essere in grado di offrire ai giovani coinvolti tutto il loro aiuto. In più da dicembre è attivo un servizio telefonico anti-cyberbullismo abilitato a ricevere anche sms o whatsapp, «perché molti di questi ragazzi hanno paura a parlare direttamente, mentre così li incoraggiamo ad aprirsi». Da quanto è attivo il servizio sono in media trenta a settimana le segnalazioni arrivate.


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