Famiglie e studenti

Troppe assenze e pochi compiti a casa, sui test Pisa l’Italia resta indietro

di Alessia Tripodi

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In Italia cala il numero degli studenti con voti bassi in matematica, lettura e scienze, ma c’è «ancora molto da fare per innalzare» il livello delle competenze. Le carenze riguardano infatti fino al 25% dei giovani e sono dovute soprattutto alle troppe assenze e allo scarso impegno nei compiti a casa. E’ questo il giudizio espresso da uno studio Ocse-Pisa sui quindicenni "low performer" basato su dati del 2012 e pubblicato ieri, nel quale si invitano tutti i paesi – non solo l’Italia – a mettere il tema dell’insuccesso scolastico «tra le priorità dell’agenda politica dell’educazione».

I numeri
I dati dicono che tra il 2003 e il 2012 la percentuale di ragazzi "scarsi" in matematica e lettura è scesa rispettivamente di 7 punti percentuali, mentre per le scienze il calo tra il 2006 e il 2012 è stato di 4 punti. Un trend positivo ma ancora non sufficiente, visto che entrambe le percentuali restano al di sopra della media Ocse, rispettivamente al 20% e al 19% , contro una media che non supera il 18 per cento. Nel 2012, prosegue lo studio, gli studenti con difficoltà in matematica in Italia erano il 25% (contro la media Ocse del 23%), quelli “scarsi” in lettura il 20% (Ocse al 18%) e in scienze il 19% (Ocse 18%), mentre il 12% - dato, questo, in linea con la media - mostrava basse performance in tutte e tre le materie del test Pisa.
Quali sono le ragioni dell’insuccesso? Per l’organizzazione parigina non c’è un solo motivo, ma piuttosto una combinazione di fattori: in generale in Italia le basse performance scolastiche sono più diffuse tra i giovani in condizioni economiche disagiate (38%) e meno tra i più abbienti (12%), e più frequenti tra gli iscritti agli istituti professionali (34%) che tra i liceali (15%).
Gli studenti con voti bassi sono anche quelli che collezionano più assenze: nel nostro paese la percentuale di quanti hanno saltato almeno un giorno di scuola nelle due settimane precedenti i test Pisa arriva al 59%, il valore più alto dopo quello dell’Argentina e quasi triplo rispetto alla media Ocse. Non va meglio sul fronte dei compiti a casa - ai quali gli studenti italiani dedicano 5,6 ore settimanali, 4,1 in meno rispetto ai colleghi più preparati - così come per l’autostima, la costanza nello studio e il senso dell’appartenenza alla scuola che, dice il rapporto Ocse, sono inferiori alla media.

La ricetta per recuperare il ritardo
Supporto personalizzato per gli studenti e le famiglie disagiate, interventi per il diritto allo studio, coinvolgimento delle famiglie e delle comunità locali, più orientamento e programmi speciali per gli alunni immigrati e le minoranze linguistiche: sono alcune delle azioni suggerite dall’Ocse per innalzare i livelli delle competenze e aiutare i ragazzi a recuperare il ritardo. Una strategia che può avere effetti concreti anche sulle economie nazionali: secondo una stima dell’organizzazione parigina, infatti, se nel 2030 tutti i 15enni avranno raggiunto il livello di sufficienza nelle tre materie Pisa, il Pil italiano nel 2095 potrebbe crescere del 18 per cento.


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