Famiglie e studenti

Nell’Ocse un ragazzo su quattro in difficoltà, le carenze in classe pesano sulla crescita

di Giuliana Licini

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Più di un ragazzo su quattro (il 28%) nell’Ocse ha carenze in almeno una delle competenze scolastiche di base. A pesare è soprattutto la matematica, con il 23% dei quindicenni (quasi 4 milioni) in difficoltà con problemi elementari, ma le lacune sono ampie anche per il 18% dei ragazzi nella lettura e quasi in pari percentuale (17,8%) nelle scienze. Il 12% circa degli studenti nell’Ocse è un “low performer” in tutte e tre le materie e il 3% è sotto il livello 1, il minimo nella scala dei test internazionali Ocse-Pisa.

Ipoteca sulla crescita economica
Non si tratta solo di statistiche scolastiche che riguardano adolescenti magari svogliati, ma di una pesante ipoteca sulla crescita economica, ammonisce l’Ocse. «Gli studenti che vanno male a scuola a 15 anni hanno maggiori probabilità di abbandonare gli studi e quando un’ampia fetta della popolazione non possiede le competenze di base, ad essere compromessa è la crescita di lungo termine del Paese», sottolinea il rapporto. Se venissero fatte riforme che permettano agli studenti insufficienti di arrivare alle competenze di base, i guadagni economici di lungo termine dei Paesi Ocse coprirebbero la maggior parte, se non tutti, i costi dei sistemi scolastici di quei Paesi. «L’output che va perso a causa di strategie o pratiche scarse nell’istruzione lascia molti Paesi in quello che equivale a uno stato permanente di recessione, che può essere più grave e profonda di quella che ha avuto origine dalla crisi finanziaria», sottolinea Andreas Schleicher, direttore del dipartimento Istruzione dell’Ocse.

I motivi dell'insuccesso
Non c’è un singolo fattore di rischio per il cattivo andamento scolastico dei ragazzi, ma piuttosto l’accumularsi di una serie di barriere o svantaggi. Dalle condizioni socio-economiche, al fatto di non avere frequentato la scuola pre-primaria, alle bocciature, allo status d’immigrato, così come un atteggiamento meno positivo verso la scuola e l’apprendimento, ma anche insegnanti e scuole che offrono meno supporto. Tradotto in cifre, nell’Ocse il 37% degli studenti carente in matematica è socio-economicamente svantaggiato (tra i ragazzi avvantaggiati la percentuale si riduce al 10%), il 24% delle ragazze (2 punti in più rispetto ai ragazzi), il 36% dei ragazzi immigrati, il 41% di quanti non hanno frequentato la scuola d’infanzia, il 54,5% dei bocciati e il 40,6% degli iscritti a un corso professionale (il doppio rispetto ai corsi generali). Le insufficienze in matematica fioccano poi sul 23% degli studenti Ocse che “bigiano” scuola e fatalmente studiano meno della media (3,5 ore, due in meno), oltre ad avere un minore senso di appartenenza alla scuola. Ma i “low performing” sono più numerosi anche nelle scuole dove gli insegnanti hanno basse aspettative sugli studenti (30,6%, 9 punti in più rispetto alle altre scuole) o c’è una scarsa o nulla pressione dai genitori al raggiungimento di alti standard accademici (29%, 15 punti in più rispetto a chi a genitori ‘esigenti').

I possibili rimedi
Quali i rimedi? L’Ocse raccomanda di fornire sostegno al più presto possibile nei casi di difficoltà scolastiche, identificare i “low performers” e strutturare una strategia su misura, incoraggiare il coinvolgimento di genitori e comunità locali, dare un sostegno mirato alle scuole o alla famiglie svantaggiate, offrire programmi speciali per gli immigrati e le minoranze linguistiche, fare fronte agli stereotipi di genere, dare assistenza alle famiglie mono-parentali, ridurre le disparità di accesso all'istruzione e limitare le suddivisioni degli studenti per abilità.


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