Famiglie e studenti

Lo studente autistico ha diritto al sostegno pieno

di Andrea Alberto Moramarco

S
2
4Contenuto esclusivo S24

Allo studente che soffre di «disturbo dello spettro autistico» deve essere garantito il sostegno con rapporto 1 a 1, in considerazione della gravità di tale malattia, salvo l’indicazione rigorosa delle ragioni per le quali il dirigente scolastico ritenga non necessario assicurare un sostegno pieno. Questo è quanto emerge dalla sentenza del Consiglio di Stato 5431/2015.

Il caso
La disputa trae origine dal provvedimento del preside di un istituto scolastico omnicomprensivo con cui venivano assegnate ad un alunno frequentante la quinta classe elementare, per l’anno 2012-2013, 11 ore settimanali di sostegno, rispetto alle 24 previste per l’anno precedente. Tale riduzione era bilanciata dall’affiancamento di una operatrice Asl per le ore restanti.
I genitori dell’alunno impugnavano però tale provvedimento chiedendo l'assegnazione del sostegno in rapporto 1 a 1. Il giudice di primo grado aveva però ritenuto che in relazione alla gravità della malattia il piano di 11 ore di sostegno più le 13 di affiancamento fossero congrue. I genitori ricorrevano però in appello ribadendo che il «disturbo dello spettro autistico» di cui soffre il loro figlio necessita di un sostegno pieno.

Le motivazioni
Il Consiglio di Stato dà ragione ai genitori e coglie l’occasione per ribadire alcuni principi già più volte espressi. Per i giudici amministrativi, infatti, «il diritto all’istruzione del minore portatore di handicap ha rango di diritto fondamentale, che va rispettato con rigore ed effettività - e tale diritto - assume natura sia sociale sia individuale, con la conseguente necessità, con riferimento ai portatori di handicap, di assicurarne la piena attuazione attraverso la predisposizione di adeguate misure di integrazione e di sostegno». Ciò posto, nel caso di specie, il minore è affetto da un «disturbo dello spettro autistico» che fa sì che lo studente sia «invalido con totale e permanente inabilità lavorativa e con necessità di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita». Per tale motivo, il dirigente avrebbe dovuto perlomeno indicare in maniera rigorosa le ragioni per le quali riteneva non necessario assicurare un sostegno pieno al ragazzo.


© RIPRODUZIONE RISERVATA