Famiglie e studenti

Lavoro, patto tra scuola e imprese

di Eugenio Bruno

Scuole e imprese in campo per rafforzare il link tra istruzione e lavoro. Puntando innanzitutto sull’alternanza in azienda per gli studenti delle superiori, che la Buona Scuola ha reso obbligatoria fino a un massimo di 400 ore nei tecnici e nei professionali (200 nei licei) e che può contare su un tassello in più: il protocollo siglato venerdì scorso a Verona nel corso di Job&Orienta 2015 da Confindustria e Miur.

In una paese che vanta, da un lato, il 40% di disoccupazione giovanile e, dall’altro, l’impossibilità delle imprese di trovare sul mercato 76mila profili tecnici (come sottolineato dall’ultima istantanea di Unioncamere e ministero del Lavoro) rafforzare le partnership scuola-impresa e garantire l’effettiva opportunità degli studenti di formarsi sul lavoro - come punta a fare l’accordo sottoscritto ieri - sono due momenti fondamentali. Con il protocollo, che avrà durata triennale, le parti si impegnano a potenziare le attività di co-progettazione dei percorsi di alternanza e a diffondere le buone pratiche già esistenti. A cominciare da quelle citate dal documento: Traineeship, T-Tep (Technical Education Program) e Desi (Dual education System Italy). Senza che questo impedisca ai sottoscrittori di elaborare eventualmente nuovi modelli per sostenere l’attuazione e il monitoraggio della formazione on the job.

L’importanza dell’accordo viene sottolineata da Alberto Baban, presidente Piccola Industria Confindustria: «Sviluppare il talento dei giovani è la chiave del successo nell’era dell’economia della conoscenza. È necessario che anche in Italia la formazione sia incentrata sulle competenze sia trasversali che specifiche: una formazione che la scuola da sola non può dare». Per Baban «anche le Pmi sono impegnate da molti anni sull’alternanza». Come dimostra il recente Pmy day e le 850 imprese che «si sono aperte e hanno ospitato oltre 35.000 studenti». Ma con la Buona scuola il discorso cambia - fa notare - visto che saranno coinvolti circa un milione e mezzo di studenti. «Con l’intesa firmata a Verona - aggiunge - ribadiamo la volontà di aprire le porte ai giovani affinchè venga loro data l’opportunità di imparare lavorando senza dimenticare che non sono ancora lavoratori ma sono all’interno di un processo formativo». Aprire loro le porte delle imprese significa spalancare una finestra sul mondo e «avviare - conclude - un cambiamento culturale».

Un concetto evidenziato anche da Marco Gay, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria: «L’alternanza scuola-lavoro è una grande opportunità sia per i ragazzi che apprendono nuove competenze sia per le imprese che possono confrontarsi con giovani menti creative e innovarsi». A suo giudizio, siamo davanti a «una svolta culturale perché, da domani, le scuole assolveranno la loro funzione educativa non solo trasmettendo sapere ai propri ragazzi ma anche “saper fare”. È un’occasione - spiega - per il nostro Paese e un cambio di paradigma, perché alla cultura di impresa si somma la pratica di impresa. Come Giovani Imprenditori - garantisce - faremo il nostro massimo per contribuire a trasformare l’idea della “buona scuola” in una ottima pratica e aprire le aziende italiane ai ragazzi». Imprese - evidenzia Gay - che dal canto loro «potranno entrare in contatto con i lavoratori di domani, gli imprenditori di domani e anche i consumatori di domani».

Soddisfatta infine è anche la ministra Stefania Giannini. Che definisce l’alternanza «una tappa decisiva verso una maggiore e migliore occupabilità dei giovani» oltre che «un grande salto verso un orientamento che mostra subito ai ragazzi la strada per individuare e potenziare i loro talenti».


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