Famiglie e studenti

Stampanti 3D nella scuole dell'infanzia, il progetto Indire finalista al primo Italian Digital Day

di Alessia Tripodi

S
2
4Contenuto esclusivo S24
La sperimentazione per sviluppare le competenze progettuali dei bambini di 5 anni ha coinvolto sette scuole in tutta Italia

Stampanti 3D nella scuola dell'infanzia per potenziare le capacità espressive dei bambini. E' l'obiettivo del progetto realizzato dal ricercatore Indire, Lorenzo Guasti, e selezionato tra i finalisti del Digital Championship che sabato scorso a Torino hanno partecipato all'Italian Digital Day, evento sull'hi-tech in Italia la quale ha preso parte anche il premier Matteo Renzi.

Digitale per i più piccoli
La sperimentazione del progetto - rivolto ai bambini di 5 anni di età che frequentano l'ultimo anno della scuola dell'infanzia - ha coinvolto sette scuole sparse su tutto il territorio nazionale a ognuna della quali l'Indire, tramite una convenzione, ha fornito una stampante 3D e un dispositivo Doodle3D. Questi strumenti sono stati utilizzati per comprendere se la costruzione di giocattoli o di elementi di favole attraverso la modalità delle stampanti tridimensionali favorisca o meno le competenze progettuali ed espressive dei bambini. L'attività di ricerca, spiega Guasti, si è svolta in tre fasi.
Nella prima fase sono state concordate, insieme alle insegnanti, alcune attività didattiche a partire dalla loro esperienza e dalla tipologia di attività che solitamente svolgevano in classe, considerando anche quello che ritenevano applicabile nella loro classe. È stata anche strutturata una griglia di osservazione per valutare i risultati ottenuti.
Nella seconda fase è partita l'osservazione diretta presso gli istituti, per studiare gli aspetti legati alla modalità di osservazione e progettazione di oggetti tridimensionali da parte dei bambini, sia dal punto di vista «ingegneristico» che cognitivo, andando a registrare la loro attitudine a comprendere la prospettiva e ad evolvere sul piano dell'intelligenza spaziale.
Nella terza fase, infine, si è analizzato il lavoro svolto, cercando di individuare denominatori comuni alle diverse scuole di definire gli aspetti positivi emersi durante l'attività svolta. Tutti elementi, sottolinea il tecnologo Indire, che serviranno per formulare linee guida ripetibili in ogni scuola.
«Abbiamo scelto le stampanti 3D - dice Guasti - per motivi che risiedono nella natura di questi strumenti, che funzionano in modo appropriato solo se il disegno iniziale, il progetto, è ben congegnato», Il ricercatore Indire spiega che «rispetto ad altre attività manipolative tridimensionali come il Lego e il Pongo, con i quali è possibile modificare in corsa il disegno che si ha in mente, la stampante 3D richiede un'attenzione particolare nella fase di progettazione e un errore in questa fase comporterà la stampa di un oggetto non adatto alle finalità richieste. Per questo - continua - riteniamo interessante osservare i bambini che si confrontano con questo approccio alla conoscenza, per loro inedito».
Obiettivo finale del progetto, che è già stato presentato al Miur «è definire - conclude Guasti - una metodologia didattica da proporre in seguito a chiunque voglia intraprendere questo tipo di attività».


© RIPRODUZIONE RISERVATA