Famiglie e studenti

Le imprese alla ricerca di tecnici e laureati

di Serena Uccello

All’appello mancano circa 100mila tecnici. Giovani formati in particolare sulle nuove tecnologie che le azienda cercano senza esito. Questo nonostante negli ultimi anni il canale della formazione tecnica-tecnologica sia stato potenziato grazie allo sviluppo dell’istruzione tecnica superiore. Un canale sostitutivo dell’università che nasce dalla sinergia di aziende ed istruzione e che ha come obiettivo quello di formare figure professionali intermedie, tecnici cioè altamente specializzati che sempre di più costituiscono il cuore della capacità innovativa delle imprese stesse. Oggi - è stato questo il tema al centro del ventiduesimo Orientagiovani di Confindustria che si è svolto ieri a Milano - i giovani che conseguono questa specializzazione sono circa duemila, pochissimi se consideriamo la Germania, paese al cui modello facciamo riferimento e soprattutto pochissimi se si considera che passa dall’implementazione di questo genere di competenze la crescita del Paese.

«Da tempo - ha spiegato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi - sto insistendo sulla necessità assoluta di ritornare a una visione industriale per l’economia del paese. Un’industria moderna fondata sulla conoscenza e sulla sua trasformazione in valore economico». Puntare sui giovani vuol dire dunque da un lato dare gambe alla crescita, dall’altra risarcire una sorta di debito morale perché, ha proseguito Squinzi, finora per i giovani «abbiamo fatto troppo poco come Paese e il doloroso segno di questo arretramento è una diaspora dei migliori e dei più competitivi, che lasciano un paese avaro, che non sa trattenerli. Parliamo di persone, di cervelli, di capitale sociale, l’unico di cui dispone una nazione come la nostra povera di materie prime».

Un progetto che sta dentro un progetto più grande, una sfida più impegnativa, ovvero «un nuovo Progetto Paese. Non grandi fughe in avanti, ma programmi, concreti e misurabili, in un arco di tempo realistico, con quella creatività che ci fa riconoscere e apprezzare nel mondo, che può rigenerare l'esistente e costruire nuovo futuro». Così appellandosi alle migliaia di studenti presenti nell'Auditorium del Teatro Strehler il numero uno degli industriali li ha invitati a raccogliere il testimone: «Tutti noi di Confindustria saremo con voi, in prima fila a sostenere il vostro impegno e ad ascoltare la vostra voce, fortemente convinti che l’alleanza di coloro che hanno volontà di impegnarsi, che mettono a frutto le loro intelligenze per essere una nuova categoria di innovatori tra gli innovatori sarà lo straordinario motore di crescita civile, sociale ed economica dell’Italia».

L’Italia secondo paese manifatturiero d’Europa, dopo la Germania, può diventare la Silicon Valley di questo Europa se solo riuscisse a potenziare la sua vocazione al medium hi tech. «È in atto una rivoluzione - ha continuato il presidente di Assolombarda Gian Felice Rocca - e i giovani, con la naturale propensione alla tecnologia e alla comunicazione digitale, che sono loro proprie, diventeranno indispensabili per le imprese».

E se oggi di tecnici ne servono 100mila nel prossimo decennio il fabbisogno potrebbe lievitare a 900mila. «Il modo di fare impresa, di produrre, sta infatti cambiando. Nei prossimi anni il nostro sistema manifatturiero dovrà, infatti, affrontare la sfida della quarta rivoluzione industriale, la cosiddetta Industry 4.0, ossia la totale automazione e interconnessione delle produzioni. È la “smart factory”, cioè la fabbrica intelligente caratterizzata da digitale e grande autonomia delle persone che vi lavorano. Le figure professionali più rilevanti saranno riconducibili a tre filoni: il trattamento e l’analisi delle informazioni (big data, business intelligence); la progettazione di applicazioni associate ai nuovi media e ai social network; l’automazione dei processi produttivi e logistici».

Dunque se l’obiettivo è questo l’Its diventano centrali come centrale diventa l’alternanza scuola-lavoro obbligatoria con l’entrata in vigore della Buona Scuola. «È la più importante innovazione della riforma scolastica che cambia in profondità il nostro approccio al mondo del lavoro - ha spiegato Ivanhoe Lo Bello, vicepresidente per l’Education di Confindustria -. Finora prima si studiava poi si lavorava. Con l’alternanza invece si riconosce, finalmente, al lavoro e soprattutto all’impresa il loro ruolo educativo. È una vera rivoluzione che ci mette al passo con i sistemi europei, penso in particolare al modello tedesco. In Germania la disoccupazione giovanile è al 7%, da noi al 42%, questo dato non dipende solo dal contesto economico ma anche da un sistema scolastico prevalentemente radicato sullo studio».


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