Famiglie e studenti

Manfredi (Crui): pronti ad avviare le lauree triennali professionalizzanti

di Maria Piera Ceci

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Di ingegneri l’Italia ne ha abbastanza, a mancare sono invece tecnici, periti e periti superspecializzati. È quanto sostengono Fondazione Rocca e Associazione TreeLLLe che hanno presentato a Milano il “Rapporto Innovare l’Istruzione tecnica secondaria e terziaria - Per un sistema che connetta scuola, università e imprese”. Ma il mondo universitario è pronto a dare il suo contributo? «Siamo pronti a dare una risposta a quelle che sono queste nuove esigenze di costruire delle figure intermedie che siano più orientate ad un inserimento rapido nel mondo del lavoro». Ne è convinto Gaetano Manfredi, presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane. «E questo si può fare riguardando l’offerta formativa delle lauree triennali e in alcuni casi aggiungendo lauree triennali professionalizzanti, simili a quelli che una volta erano i diplomi universitari, in modo da dare una risposta a questi bisogni. La collaborazione con il sistema scolastico è nelle corde dell'università e quindi anche una maggiore connessione della filiera formativa fra istituti tecnici e università è un altro strumento utile per favorire una migliore formazione di questi giovani e un miglior collegamento con il mondo del lavoro».

Gli Istituti tecnici superiori (Its) non sembrano decollare. Che ruolo può avere l’università?
Sicuramente possiamo contribuire con le nostre competenze, ma non abbiamo un ruolo centrale nella governance di questi processi. Credo che gli Its siano un’offerta positiva e importante che crescerà, ma non possono essere da soli tutta l'offerta terziaria non tradizionale. In tutti i paesi europei c'è un’offerta diversificata e penso che questo sia opportuno anche in Italia per ampliare la platea. L’obiettivo è di arrivare a un milione di studenti, siamo partiti da 4.000 e abbiamo ancora molta strada da fare.

Potrebbe aiutare la reintroduzione di qualcosa di simile ai vecchi diplomi universitari?
Penso di sì, perchè diversificando l’offerta si riesce meglio a rispondere alle esigenze dei ragazzi. Coloro che hanno delle abilità e delle aspirazioni di fare degli studi più lunghi e teorici orientati a un target più elevato avranno questa opportunità. Chi oggi ha un target diverso, più orientato al fare, con meno preparazione teorica, viene espulso dal sistema universitario. Invece con un’offerta alternativa si potrebbe costruire un’università più inclusiva che credo sia l’obiettivo del Paese.

Bisognerebbe però creare strumenti che oggi non esistono, prevede tempi lunghi?
Ci sono regole abbastanza rigide ma basta una volontà politica. Noi dal punto di vista culturale siamo pronti. Bisogna fare un progetto formativo, si potrebbe partire in pochi mesi con un’iniziativa sperimentale. La parola spetta alla politica perché noi abbiamo un sistema tabellato a livello nazionale sui contenuti formativi delle lauree. Per poter costruire lauree innovative bisogna andare in deroga a questo sistema e avere maggiore flessibilità.


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