ITS e imprese

Per la ripresa servono più alternanza e il «ritorno» ai diplomi universitari

di Gianni Trovati

L’istruzione tecnica e professionale italiana offre al mercato del lavoro meno di 150mila diplomati all’anno. Un numero “perfetto” per le richieste delle imprese nella fase più buia della crisi, e quindi un ostacolo serio per una ripresa che secondo le previsioni delle imprese punterà soprattutto sulle professionalità intermedie.

La prospettiva
Parte da questi numeri, contenuti nell’indagine di Associazione Treelle e Fondazione Rocca , la nuova richiesta di rilancio presentata ieri da Confindustria nell’«Orientainsegnanti», la giornata che precede l’«Orientagiovani» in programma oggi e che ha messo a confronto governo, imprese e scuole sull’avvio dell’alternanza scuola-lavoro resa obbligatoria dalla riforma della «Buona scuola». La crisi degli istituti tecnici, che rispetto agli anni 90 hanno perso più di 400mila iscritti, è secondo l’ex premier Romano Prodi «un dramma italiano», che va superato perché «abbiamo un’industria che poggia le proprie fondamenta proprio sulle figure specializzate» e quindi «la scuola tecnica è il futuro del Paese».

Le ricette per la ripresa
Il rilancio, spiega il presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca, passa anche da una rivisitazione dei diplomi universitari, che «sono stati accantonati per disinteresse dei docenti, non delle imprese», e dei dottorati industriali, «figure chiave per avvicinare ricerca e impresa». Il modello, come sempre quando si discute di collegamenti fra istruzione è impresa, è quello tedesco, perché «la Germania si candida a diventare la Silicon Valley per la nuova manifattura, ma anche l’Italia può giocare questa partita se riesce a superare la rigidità della scuola e la relativa debolezza di un mondo imprenditoriale caratterizzato da molte aziende piccole e medie». Un ruolo chiave in questa evoluzione è assegnato agli Its, gli Istituti tecnici superiori nati dalle alleanze territoriali fra scuole, imprese, università ed enti territoriali. Oggi sono 82 e hanno 2mila iscritti ma, spiega Rocca, «per arrivare ai livelli tedeschi bisognerebbe arrivare a 80-90mila studenti». Il percorso, sostiene il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, è stato avviato con la «Buona Scuola», che rende obbligatoria l’alternanza supera un quadro in cui i percorsi condivisi fra scuola e impresa «riguardavano il 10% degli studenti, grazie a progetti portati avanti senza regole e senza fondi».


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