Famiglie e studenti

Studenti lavoratori in calo del 30%, borse di studio sempre più rare: gli universitari in tempo di crisi

di Alessia Tripodi

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Presentata la settima indagine sulle condizioni di vita e studio degli iscritti agli atenei italiani. Oltre il 54% punta alla laurea magistrale

L’università ai tempi della crisi fa aumentare il pendolarismo degli studenti. Ma fa scendere del 30%il numero di quanti lavorano e studiano allo stesso tempo, un fattore che, insieme al calo dei contributi per il diritto allo studio, incide sul budget degli studi universitari. Sono i dati della settima indagine Eurostudent sulla condizione degli universitari italiani presentata ieri a Roma, il rapporto promosso dal Miur che ha analizzato le condizioni di vita e di studio degli iscritti alle università italiane nell’anno accademico 2011-2012 attraverso interviste a un campione di 5.403 iscritti. Tra i più allarmanti effetti della crisi c’è anche il calo delle borse di studio e il crescente divario Nord-Sud negli interventi per garantire il diritto allo studio e per questo i curatori dell'indagine hanno chiesto di «aumentare i fondi destinati al diritto allo studio» e di dare un «preciso riconoscimento al profilo dello studente universitario part-time, cioè a chi lavora per far fronte a problemi di risorse» anche perchè «chi studia fuori sede deve affrontare ogni anno una spesa di almeno 9 mila euro».

Pendolari per necessità
Per far fronte alla crisi e continuare a studiare, gli studenti e le loro famiglie - dice l’indagine - hanno adottato vere e proprie «strategie di sopravvivenza», prima fra tutte il pendolarismo: 3 studenti su 4 vivono con la famiglia di origine e oltre la metà (50,1%) sul totale sceglie di studiare in un'altra città continuando, però, a vivere con i familiari.
Un giovane su 3, invece, sceglie di laurearsi lontano da casa, fenomeno che fa ripartire la «migrazione» studentesca da Nord a Sud. La presenza di studenti in sede, pendolari o fuorisede nelle diverse aree geografiche del Paese, spiega Eurostudent, è legata a diversi fattori, in primis la diffusione delle sedi sul territorio. la rete dei trasporti, l’offerta pubblica e privata di alloggi per studenti.

Studenti-lavoratori in calo
Gli studenti lavoratori sono il 26%, in discesa rispetto al 39% registrato nella precedente indagine, ma se si considerano le tendenze degli ultimi tre anni il calo arriva fino al 30%, con un picco del 40% al Nord Est. Numeri che allontanano l’Italia dalle performance dell’Europa, dove in metà dei Paesi più del 50% degli universitari ha un impiego.
In ogni caso, i risultati di Eurostudent rivelano che i giovani italiani lavorano non solo per ovvie questioni economiche, ma anche per arricchire il proprio bagaglio di competenze in termini di hard e soft skills. In generale i contratti temporanei prevalgono su quelli a tempo indeterminato (quest'ultimo diminuito del 17% in un anno).

Il nodo del diritto allo studio
Secondo l’indagine la quota di studenti che ha usufruito di contributi per il diritto allo studio è rimasta stabile al 35%, ma rispetto agli anni scorsi cambia la diffusione dei diversi strumenti: scende al 10% la quota di studenti che ha ottenuto borse di studio, mentre sale la quota di chi ha ottenuto esonero parziale o totale dalle tasse, dai contributi e dalla tassa regionale per il Dsu. Ma il dato preoccupante, secondo Eurostudent, è che non tutti i sistemi regionali funzionano allo stesso modo, visto che, per esempio, al Nord Est i beneficiari degli aiuti economici superano il 40%, mentre nelle Isole restano al di sotto del 30 per cento.

Didattica e post laurea
Due studenti su 3 - soprattutto quelli iscritti a corsi del gruppo chimico farmaceutico e di ingegneria - si dichiarano soddisfatti della preparazione teorica acquisita, mentre oltre il 63% boccia le competenze pratiche (fatta eccezione per l’area delle professioni sanitarie). Il 54,1% degli iscritti dichiara di voler proseguire gli studi dopo la laurea di primo ciclo, ma non senza lavorare allo stesso tempo.



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