Famiglie e studenti

Un miliardo per la nuova scuola digitale

di Pierangelo Soldavini

Tutte le scuole italiane connesse in banda larga per il 2020, tablet e smartphone personali, docenti formati a una didattica innovativa, studenti interattivi, aule rifatte per aprirsi al digitale. È questa la scuola digitale del futuro, delineata nel Piano nazionale scuola digitale presentato ieri dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Un progetto che mira a «riposizionare il sistema educativo italiano in una società in cui il digitale è un elemento pervasivo» e che punta a recuperare il ritardo, evidente in tutte le statistiche internazionali, sul fornte digitale.

Per questo il Miur ha scelto una strada originale, che non vuole essere solo un dispiegamento di tecnologia, ma che riconosce il digitale come strumento abilitante al servizio di una scuola rinnovata intesa «come spazio aperto per l’apprendimento e come piattaforma che metta gli studenti nelle condizioni di sviluppare le competenze per la vita», sulla base di un nuovo paradigma educativo che mette lo studente al centro: «Uno studente attivo, protagonista di un’interazione innovativa con il docente», sintetizza Giannini.

Il Piano mette sul piano un miliardo di euro - 600 milioni per le infrastrutture e 400 milioni per il “software”, le competenze e la formazione - tra fondi derivanti dalla Buona scuola e risorse del Pon 2014-2020 per adeguare la scuola per 35 azioni definite con scadenze definite. A partire dall’impegno per portare la connessione veloce in tutte le scuole entro il 2020, fino all’ingresso (Ftth), nell’ambito del Piano banda ultralarga del Mise; il Miur coprirà il cablaggio interno e il canone annuo. Questo quadro dovrà essere armonizzato per permettere l’accesso ai ragazzi con i propri device personali. Così come anche i contenuti potranno essere reperiti in rete in maniera collaborativa, nel rispetto della sicurezza e della privacy.

Accanto al pilastro infrastrutturale c’è l’aspetto delle competenze digitali, componente fondamentale per la cittadinanza attiva e allo stesso tempo supporto necessario per le competenze trasversali. In questo ambito il pensiero computazionale - il coding - sarà progressivamente portato nella scuola primaria. Il terzo pilastro è quello costituito dalla formazione dei docenti, intesa non tanto nella preparazione tecnica, quanto all’utilizzo della tecnologia per l’innovazione della didattica. Con un investimento di 30 milioni l’anno saranno creati 300 poli formativi per raggiungere tutti i territori per la formazione strutturale, quella contemplata anche dalla Buona scuola. Ogni scuola avrà un “animatore digitale”, che farà da regista delle politiche innovative e connettore con le esperienze di eccellenza già esistenti. Perché si tratterà di fare rete e di collaborare anche tra docenti.


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