Personale della scuola

Miglioriamo autonomia e amministrazione

di Luigi Berlinguer

Lo scorso 11 settembre, addirittura prima dell’inizio delle lezioni, ad opera della Direzione generale per le risorse umane e finanziarie del Miur, è arrivata ad ogni scuola la somma che le spetta sul «Fondo per il funzionamento amministrativo e didattico». Inusitatamente tempestiva. Finora essa arrivava assai tardi, sotto Natale. Non basta: ieri il finanziamento ammontava complessivamente a 110 milioni di euro, ora ne è arrivato il doppio, 110+126 milioni, stanziati in più dalla nuova legislazione. La quale (nuovo anch’esso) oltre a raddoppiarlo proietta ed assicura il finanziamento fino al 2021.

Per favorire la capacità di programmazione è materialmente arrivata una prima tranche per gli ultimi quattro mesi dell’anno in corso, accompagnata da un’attendibile “previsione di assegnazione” della seconda quota per il periodo restante fino all’ Agosto 2016. Previsione che il Ministero si obbliga a confermare ed erogare tempestivamente, fin dal mese di gennaio 2016. Un’assegnazione certa per i 12 mesi dell’anno scolastico. Si supera così la tradizionale e nociva contraddizione fra cadenza dell’anno solare (amministrazione contabile dello Stato) e cadenza dell’anno scolastico. E se fosse per caso arrivato con questa inconsueta razionalitá programmatoria il modo di dotare adeguatamente le scuole di carta igienica?

Vorrei parlare anche così di autonomia scolastica. Mi viene un dubbio: ma siamo veramente riusciti a chiarire che cos’è questa autonomia? E quanto essa si colleghi con il necessario cambiamento dell’intera scuola italiana? In altri termini: è pacifico che si debban studiare - e bene - tutte le materie, ma è anche necessario che il sapere scolastico non si limiti a questo, che debba oggi com-prendere un universo di conoscenze e di esperienze estetiche molto più ampio. E questo richiede progettualità curriculare in ogni scuola, un insieme di competenze e di apprendimento anche “non formale”, finora esclusi. L’autonomia è la nuova forma di scuola, necessaria per un tal risultato, fondata su un nuovo tipo di apprendimento. Scuola “aperta” cioè; disponibile verso la ricchezza espressa da ogni stimolo intellettuale anche esterno, e insieme capace di fornire un efficace metodo di accesso e selezione anche per queste altre fonti. Allargare quindi orizzonti e contenuti (è il nuovo mondo), ma anche risorse finanziarie proprie per il sistema scolastico e per le singole scuole dell’autonomia. E qui casca a fagiolo il provvedimento testé richiamato. L’autonomia si afferma e si sostiene su vari fronti. So bene che lo strumento quantitativamente modesto, seppure raddoppiato, a causa delle attuali scarse disponibilità. Ma una volta riformato è ancor più valida la richiesta di nuovi finanzia-menti. Quando istituimmo l’autonomia ne assicurammo la possibilità di agire, stanziando 400 milioni di euro con una legge ad hoc (la n. 440), per sostenere la progettualità educativa delle singole scuole. Purtroppo, negli anni e coi governi successivi, quella provvista finanziaria è stata progressivamente cancellata: un vero colpo alle scuole. “Fatta l’autonomia, trovato l’inganno”.

Vorrei avanzare una richiesta Renzi e Giannini: rifinanziate la legge 440, ossigeno dell’autonomia, destinandola alle scuole.

Devo ricordare anche un’altra novità del provvedimento: sono stati e saranno modificati i criteri di assegnazione del fondo, fino a ieri basati esclusivamente su una rilevazione puramente quantitativa, su parametri solo oggettivi. Con un nuovo decreto in elaborazione, previsto dalla legge 107, si introdurranno criteri di “stimolo premiale”, con riconoscimento alle scuole di aver ben agito, con brillante efficienza organizzativa, capacità di programmare, rapidità e buona destinazione della spesa, risultati conseguiti. In tal modo si potrà innescare un comportamento emulativo e di qualità fra le scuole, migliorando le performances.

L’autonomia è una leva educativa, uno strumento culturale; ma ne vanno curati anche gli strumenti generali di gestione, persino contabile. Ora la legge 107 impone che entro il gennaio 2016 sia rinnovato il regolamento di contabilità 44/2001, il vademecum per le scuole sugli aspetti finanziari. Mi pare che ci si stia già lavorando, ma non si può abbassare la guardia: occorrono tempi certi. Evitiamo i rinvii, ma soprattutto snelliamo le procedure e favoriamo agilità e sem-plificazione. Al nuovo regolamento mi raccomando che si giunga attraverso l’ascolto e la consultazione degli operatori della scuola, di chi soffre il vecchiume delle arcaiche antiche procedure. Approfittando allora di questa nuova aria per così dire quasi costituente, credo si deve por mano alla figura del Direttore dei servizi generali amministrativi nella scuola. Perché come è necessario un buon dirigente scolastico, organo in prevalenza educativo, lo è anche il Dsga, figura responsabile per gli aspetti gestionali ed economico-finanziari, regolatore e semplificatore (!) dell’efficacia amministrativa, che con la sua professionalità, progressivamente qualificata, dovrà rendere scorrevole l’attività di gestione economica nel quadro del piano triennale dell’offerta formativa.

Sembra qui superfluo, ripetere che è altra la sede per il ben più rilevante tema del funzionamento pedagogico culturale dell’intera attività didattica: qui si è solo voluto sottolineare che una struttura così complessa e delicata come una scuola oggi, specie in regime di autonomia, non può sottovalutare il funzionamento della sua macchina amministrativo-finanziaria.


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