Famiglie e studenti

La scuola vuole entrare nell’era digitale: definito il piano

di P.Sol.

Il Miur presenta oggi il documento che delinea le strategie di digitalizzazione delle scuole italiane. In agenda banda larga in tutte le scuole entro il 2020 e ambienti più flessibili per la didattica.

Banda larga alla portata di ogni scuola per il 2020, ambienti digitali flessibili che garantiscano la possibilità di una didattica innovativa, formazione specifica sull’aspetto tecnologico per i docenti, il coding portato nella scuola primaria, contenuti didattici condivisibili e aperti. Sono alcuni dei punti qualificanti del Piano Nazionale Scuola Digitale che sarà presentato stamane dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini.

Un piano che vuole essere un documento di indirizzo per una strategia che permetta alla scuola italiana di entrare a pieno titolo nell’era digitale, affrontando le sfide necessarie per cercare di recuperare il terreno perduto. I numeri in questo senso, citati nel documento, sono impietosi: i dati Ocse vedono l’Italia all’ultimo posto per formazione dei docenti in materia digitale (il 36% non è adeguatamente preparato), con un’età media più alta rispetto ai criteri Ocse (il 62% dei docenti di scuola secondaria ha più di 50 anni contro il 35%), poco più del 70% delle aule è connesso in rete, mentre per quanto riguarda le competenze digitali, l’Italia è al 23° posto.

Le distanze da colmare sono quindi notevoli. Per questo il documento individua otto sezioni su cui intervenire con strategie definite, partendo comunque dalla centralità dei docenti e dalla necessità di formarli non tanto dal punto di vista tecnico, quanto all’adesione a una visione di innovazione improntata a nuovi approcci didattici sulla base delle tecnologie. Nello specifico il Piano parte da un nuovo concetto di scuola, «inteso come spazio aperto per l’apprendimento, come “interfaccia educativa” e non unicamente luogo fisico, e come piattaforma abilitante dell’insegnamento delle competenze per la vita». In questa ottica le tecnologie diventano «quotidiane, ordinarie, al pari degli altri strumenti di apprendimento» contaminando in diverse maniere aule, classi e spazi laboratoriali.

Così, per fare qualche esempio, la formazione dovrà essere centrata sull’innovazione e sulla scambio di esperienza, le competenze digitali dei ragazzi dovranno permettergli di trasformarsi da meri consumatori a produttori e creatori di tecnologie, come richiesto dal moderno mercato del lavoro, mentre le infrastrutture, come già delineato dalla “Buona Scuola”, pongono al centro non tanto le tecnologie quanto i modelli di interazione basati anche sui device persoanli dei singoli ragazzi.


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