Famiglie e studenti

Ocse: la fiducia nei propri mezzi è garanzia di successo in matematica

di Giuliana Licini

La matematica è anche questione di fiducia. Essere sicuri delle proprie capacità nell’affrontare la materia è già un’ottima base di partenza per essere bravi con i numeri. Secondo un Focus Pisa dell’Ocse, la fiducia di uno studente nella sua capacità di risolvere un problema matematico si associa in media a 49 punti in più nei test standardizzati sulle competenze, pari a un anno di scuola in più. Nel caso dell’Italia la differenza è anche maggiore: 52,6 punti.

Motivazione fiducia
«Esiste una relazione molto forte tra la performance in matematica e quanto lo studente si sente sicuro e in grado di risolvere problemi matematici», sottolinea Francesca Borgonovi, economista Ocse autrice dello studio. «Chiaramente è una relazione che va nelle due direzioni: più bravo sei in matematica, più hai fiducia nelle tue capacità, ma se non hai questa percezione, tendi a mettere meno impegno, a scegliere meno corsi che contengono la matematica e quindi ad avere meno opportunità di impararla». La fiducia, d’altro canto, è fatta di una serie di ingredienti, come la frequenza con cui gli studenti si trovano alle prese con i vari aspetti della matematica, ma sono importanti anche il contesto socio-economico e, ancora una volta, le aspettative dei genitori.

La verifica
In generale gli studenti avvantaggiati hanno in tutti i “task” matematici una maggiore probabilità di sentirsi a loro agio e in parte questo riflette maggiori competenze in matematica, quindi la relazione positiva tra competenze e percezione delle proprie capacità. Ad esempio, di fronte a un’equazione del tipo 3x+5=17, il 93% degli studenti avvantaggiati in Italia dice di essere fiducioso o molto fiducioso nella capacità di risolverla. La percentuale scende all’80%% nel caso di un ragazzo con un background sfavorito. Se l’equazione si fa più difficile, tipo 2(x+3)–(x+3)(x-3), il divario si allarga: i ragazzi svantaggiati si sentono a loro agio per il 75,9%, gli avvantaggiati per il 90%. In entrambi i casi la media italiana (87% e 84% rispettivamente) è comunque in linea con quella Ocse.

Matematica applicata, strada in salita
Le cose diventano più complicate per tutti gli studenti italiani se dalla matematica pura si passa a quella applicata. Messi di fronte a un problema quale calcolare la distanza tra due punti in una mappa in scala 1:10.000, gli studenti svantaggiati si sentono fiduciosi solo per il 43,5% e i più favoriti per il 57,2%. La media italiana è del 50,7%, quindi inferiore alla media Ocse che è del 55,7%. «In generale i ragazzi italiani sono meno a loro agio quando il problema è di natura applicata, mentre se il problema è più standard, più legato alla matematica che si insegna a scuola, lo studente è più sicuro», nota Borgonovi, sottolineando che «in Italia esiste una differenziazione più accentuata che in altri Paesi» sotto questo profilo. Naturalmente la reazione dei ragazzi dipende anche dalla frequenza con cui sono stati messi di fronte ai diversi problemi. Gli studenti a cui è stato chiesto spesso di risolvere un’equazione quadratica si sentono sicuri per il 92,3%, chi si è trovamento raramente alle prese con questo tipo di calcolo solo per il 46,8%.

Il ruolo dei genitori
Un capitolo a parte, in materia di fiducia è quello dei genitori, che si ricollega anche al contesto socio-economico. «Esiste una differenza molto netta tra la percezione che si ha delle proprie capacità e quanto i genitori credono in te», osserva Borgonovi. «Gli studenti che hanno genitori con aspettative ambiziose per il futuro dei propri figli tendono ad avere percezioni delle proprie capacità molto più alte rispetto agli altri e questo riflette solo in parte la differenza che esiste in termini di performance accademiche». Ad esempio, se i genitori si aspettano che il figlio vada all’università l’indice di fiducia del ragazzo sale dello 0,13, in caso contrario scende dello 0,29. Se per il figlio vedono una futura carriera legata alla matematica, l’indice di “self-efficacy” sale dello 0,17, se invece hanno aspettative opposte, scende dello 0,30. Il tutto si trasferisce anche nelle performance. Se i genitori si aspettano che il figlio quindicenne prosegua gli studi fino alla laurea, il voto medio dei test Pisa in matematica sale a 527 punti. Se invece non hanno questa aspettative, la votazione scende a 455. Se padri e madri vedono nel rampollo un futuro manager o un professionista già a 30 anni, il voto del ragazzo sale a 515, se questa prospettiva non rientra nelle attese di famiglia, il voto scende a 454. In conclusione, sia le scuole, sia le famiglie possono aiutare i ragazzi a sviluppare la padronanza della matematica. Agli studenti serve, certo, un buon allenamento nel risolvere una grande varietà di problemi matematici, ma anche un continuo incoraggiamento e sostegno quando cercano di risolverli.


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