Famiglie e studenti

L’istituto Volta di Perugia apripista sulla formazione «on the job»

di Cl. T.

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«Ogni anno mandiamo in alternanza circa 500 studenti. E gli effetti li vediamo subito. Il 70% dei diplomati, poi, entra in contatto con il lavoro». È un caso di successo quello che racconta alla tavola rotonda, alla Luiss, ieri, in occasione della seconda giornata dell’Education di Confindustria, la preside dell’istituto “Alessandro Volta” di Perugia, Rita Coccia. Grazie all’alternanza e alle nuove iniziative tecnologiche messe in campo «abbiamo raddoppiato in pochi anni gli alunni, che ora sono circa 1.600». L’istituto Volta è in contatto con oltre 250 aziende, soprattutto piccole e medie, e «tutti i componenti della scuola danno un forte aiuto per migliorare l’offerta didattica per i ragazzi».

L’esperienza di Assolombarda
È una best practice anche quella raccontata da Mauro Chiassarini, ad di Bayer Italia e vice presidente di Assolombarda: «A Milano Assolombarda e le aziende associate quest’anno ospitano 6mila studenti in alternanza», ha evidenziato. Un’esperienza utilissima: «Forma i ragazzi, e aiuta a colmare quel mismatch di competenze spesso lamentato dalle aziende».

Il modello dell’Alto Adige
«Abbiamo iniziato a studiare (e applicare) la formazione duale da una ventina di anni», aggiunge Stefan Pan, presidente Assoimprenditori Alto Adige: «Siamo andati a vedere cosa accadeva nei lander tedeschi. Oggi in Alto Adige c’è il tasso di disoccupazione giovanile più basso d’Italia», ha detto. Anche il Trentino guarda alla nostra esperienza, visto che lì i giovani senza lavoro sono più del doppio.

L’alternanza in Molise
Un esempio di successo di formazione on the job c’è anche in Molise. Lo racconta Rossella Ferro, Responsabile Marketing La Molisana: «Organizziamo stage formativi, e siamo in contatto con università e Its». Le ore alternanza formano i ragazzi, e soprattutto tarano le loro competenze su quello che davvero serve all’azienda. «Noi siamo fortunati - ha aggiunto Ferro - perchè abbiamo un ottimo rapporto con l’Ufficio scolastico regionale, che crede molto nell’alternanza».


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