Famiglie e studenti

Giannini: serve una nuova visione, l’alternanza è formazione

di Eu. B.

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Avvicinare scuola e lavoro, in un paese che da troppi anni li considera come due mondi separati, significa cambiare un paradigma. Anzi ribaltarlo. Parola di Stefania Giannini che affida le sue speranze alla riforma varata nei mesi scorsi. Per la ministra dell’Istruzione l’introduzione dell’alternanza obbligatoria fino a 400 ore negli istituti tecnici e professionali - dice - garantirà un «cambio di visione»: va considerata a tutti gli effetti «formazione». E anche il sottosegretario Gabriele Toccafondi assicura: «Il Miur c’è».

La ministra Giannini
Parte da lontano la responsabile del Miur nel corso del suo intervento alla Luiss. Ricordando i contenuti della “Buona Scuola” e sottolineando come il provvedimento contenga una «nuova visione» del rapporto tra scuola e lavoro. «Dobbiamo avere l’ambizione - sottolinea - di cambiare il paradigma e in alcuni casi di ribaltarlo». Un paradigma che «ha avuto un grande funzione nel corso del 900, dando ai licei la funzione specifica di formare la classe dirigente e ai tecnici quella di formare il braccio armato del processo di industrializzazione del paese. Non si deve rinnegare questo impianto - aggiunge - ma dobbiamo renderci conto che siamo in un altro secolo, caratterizzato da una rapidità di cambiamento straordinaria, da una trasversalità del sapere e serve un approccio multidisciplinare. Dai banchi di scuola i ragazzi devono acquisire questa capacità, di tradurre il sapere teorico ed astratto in applicazioni pratiche». Nel partire da cosa l’alternanza non è (non è «avviamento al lavoro» o «rivisitazione del curriculum») la titolare di viale Trastevere passa invece a raccontare cosa dev’essere: «Un’innovazione profonda del modello educativo», che ha tra gli obiettivi quello di dare «competenze trasversali» e «un orientamento precoce». Perchè - è il punto cruciale del suo ragionamento - «l’alternanza con il lavoro che gli studenti fanno in azienda è scuola e non qualcosa di estraneo, è formazione», dice. Ma è anche «un cambiamento culturale che la scuola dovrà incarnare». A patto che anche gli imprenditori cambino prospettiva: «I ragazzi - spiega - devono essere valorizzati in azienda e ritenuti un investimento fondamentale. Gli imprenditori devono trovare un ruolo specifico alle giovani intelligenze».

Il sottosegretario Toccafondi
Sulla stessa lunghezza d’onda il sottosegretario Gabriele Toccafondi: «Il Miur c’è, siamo sicuri che non mancherà neppure il sistema produttivo e imprenditoriale italiano. Per far fare esperienza di alternanza scuola-lavoro ai nostri ragazzi non serve solo una legge ma una volontà culturale condivisa da tutti gli attori». Nel definire «importante» l’iniziativa di Confindutria, l’esponente del Ncd ricorda le novità contenute nella legge 107: «Abbiamo reso l’alternanza obbligatoria, messo finanziamenti, risorse umane in più per le scuole, una carta dei diritti e dei doveri dei ragazzi in alternanza, una guida operativa rivolta a tutte le scuole secondarie di secondo grado. Con la riforma della scuola abbiamo finalmente voluto riconoscere sul piano culturale e legislativo l’insostituibile valenza formativa del lavoro».


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