Famiglie e studenti

Lo Bello: «Progetti condivisi e più formazione pratica, le imprese sono pronte»

di Claudio Tucci

Ve la ricordate l’Italia degli anni 50? C’era bisogno di manodopera specializzata. E allora imprenditori e istituti tecnici si diedero da fare per formare, insieme, le competenze necessarie per ripartire. Oggi scuola e imprese tornano a parlarsi, e il collegamento con il mondo produttivo è «finalmente una realtà», sottolinea il vice presidente di Confindustria per l’Education, Ivan Lo Bello.

Vicepresidente, finora l’alternanza ha riguardato appena il 10% degli studenti delle superiori. Con la riforma diventa obbligatoria a partire dalle terze classi....
Si riconosce finalmente che il lavoro aiuta i giovani ad acquisire le competenze necessarie per entrare nel mercato del lavoro con maggiore fiducia. Un riconoscimento significativo, perché avviene per legge e per tutti, e che dunque impegna tutto il sistema educativo. Siamo davanti ad un cambio di paradigma che non permette dietro-front. L'alternanza scuola-lavoro significa creare occupazione e formare un capitale umano all'altezza dei tempi: persone in grado di non di subire il cambiamento, ma di gestirlo e orientarlo verso la crescita.

Il cambio di passo c’è. Ora bisognerà spingere per una progettazione davvero condivisa scuola-impresa del percorso formativo...
Se la norma è chiara non significa che la strada per garantire a tutti l'effettivo diritto di imparare sia semplice. Però le basi ci sono: da una parte la legge che obbliga le scuole superiori a puntare su questa metodologia didattica senza eccezioni di sorta, dall'altra le pratiche eccellenti che si sono sviluppate negli anni, molte delle quali nel sistema Confindustria. I migliori modelli ci dicono che l'alternanza scuola-lavoro è efficace solo quando scuola e impresa co-progettano effettivamente i percorsi e non si limitano ad un “travaso” di studenti dall'aula all'azienda. Co-progettare significa prendersi una responsabilità condivisa nella formazione del giovane. E le imprese possono farlo. Se le aziende dovessero limitarsi ad “ospitare” studenti non farebbero il loro dovere e lo studente non imparerebbe quasi nulla. Peraltro la sola co-progettazione non basta: è importante anche la co-valutazione, che consente alle aziende, o agli enti ospitanti, di contribuire a comprovare l'effettiva acquisizione di competenze.

Per gli studenti il tirocinio nelle aziende è un’occasione. Quali competenze, secondo lei, si possono rafforzare con l’esperienza pratica?
Intanto l'esperienza pratica aiuta a capire non solo cosa si vuol fare da grandi, ma anche cosa non si vuol fare. L'alternanza ha una insostituibile valenza orientativa: solo uscendo dall'aula e incontrando la realtà, produttiva e non solo, lo studente può capire come progettare il proprio futuro. Ma non c'è solo l'orientamento. L'alternanza forma competenze trasversali che difficilmente la sola scuola può offrire: la capacità di relazionarsi con il pubblico e i propri superiori, l'attitudine a lavorare in squadra, a risolvere i problemi, ma anche a impostare un metodo di lavoro, la capacità di decidere velocemente. Tutte qualità molto apprezzate dalle aziende e che noi imprenditori volentieri vogliamo contribuire a formare, perché siamo convinti che accompagnare il giovane nel suo percorso di studio lo aiuti a crescere meglio. In questo modo, a fine percorso, i giovani entreranno in azienda già pronti per esserne i protagonisti.

Certo, la didattica e il curriculo del ragazzo non dovranno più essere di proprietà esclusiva della scuola. È giunto il tempo di modificare anche l’esame di Stato dando il giusto peso all’alternanza?
Inserire una valutazione sui percorsi di alternanza nell'esame di Stato significa dare definitiva dignità al lavoro e al suo valore educativo. Già agli esami di quest'anno l'alternanza scuola-lavoro ha fatto il suo debutto e con risultati apprezzabili. Con l'approvazione della riforma, se l'alternanza deve essere per tutti, non può che essere presente, con la giusta ponderazione, nelle prove di esame di tutti gli indirizzi superiori.
Per le imprese si aprono spazi nuovi e compiti importanti. Sono pronte, specie le Pmi?
Abbiamo tanti esempi di come le Pmi riescano a gestire molto bene i percorsi di alternanza scuola-lavoro. Tantissime piccole aziende hanno aperto le loro porte agli studenti e i risultati formativi e occupazionali sono stati positivi. Questo succede principalmente dove le reti scuola-impresa funzionano, motivo per cui il fattore territorialità è determinante: siamo il Paese dei distretti industriali, possiamo diventare quello delle “filiere intelligenti”. Luoghi in cui scuole e imprese collaborano, con l'aiuto delle istituzioni, e dove si crea un ambiente fertile in cui non è una sola azienda a prendersi la responsabilità formativa dello studente, ma tutto un sistema. Il ruolo dei corpi intermedi, ed in particolare delle associazioni industriali, diventa in questo caso fondamentale. Anche per questo motivo Confindustria ha scelto di raccontare in un vademecum che una via italiana all'alternanza, in un Paese fatto di Pmi e territori, è non solo auspicabile ma concretamente possibile.

Gli adempimenti e gli oneri aumenteranno. Non c’è dubbio. Il governo dovrebbe aiutare le aziende che aprono le porte ai ragazzi?
Questo è un punto fondamentale da cui non si può prescindere. Già da quest'anno saranno molti, secondo le previsioni del Miur, gli studenti da coinvolgere in percorsi di alternanza. Se vogliamo davvero un cambio di paradigma è necessario individuare le giuste risorse. Ci sono tanti modi per poter incentivare le imprese a contribuire al successo dei percorsi di alternanza. Il modello è quello del Piano Hartz proposto in Germania nel 2003: prima di allora più del 70% delle imprese tedesche non partecipava a percorsi formativi per gli studenti, ora siamo a cifre residuali. Difficilmente senza incentivi e senza la giusta semplificazione burocratica tanti colleghi imprenditori, specialmente chi non ha mai aperto la sua azienda alle scuole, potrà cimentarsi in percorsi di alternanza. Noi siamo pronti a questa sfida.


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