Famiglie e studenti

Italia ancora indietro in abbandoni, disoccupazione e laureati

di Giorgio Allulli

S
2
4Contenuto esclusivo S24

È di pochi giorni fa la nuova comunicazione della Commissione dell’Unione Europea al Parlamento e al Consiglio europeo sull’avanzamento della cooperazione europea in materia di istruzione e formazione.

La fotografia scattata dall’Ue
La Comunicazione mette in risalto la permanenza di forti criticità nei sistemi educativi europei: il 20% dei quindicenni ottiene scarsi risultati in lettura, matematica e scienze; il 20% degli adulti possiede scarse competenze linguistiche e matematiche, ma solo il 10,7% di essi prende parte ad attività di formazione permanente; gli abbandoni precoci si attestano attualmente all’11,9% (ovvero oltre 5 milioni di adolescenti), ed il tasso di disoccupazione giovanile è molto elevato; il tasso di conseguimento di un titolo di studio universitario è aumentato, ma l’occupabilità dei laureati rimane un grande problema nei Paesi più colpiti dalla crisi.

I nodi italiani
La posizione dell’Italia appare ancora più critica, perché la quota di giovani che presentano bassi livelli di apprendimento risulta superiore alla media europea, così come più alto (17,1%) è il numero di giovani che escono precocemente dal percorso scolastico. La quota di adulti che partecipa alla formazione permanente è più bassa (il 6,2%), e molto più bassa la percentuale di laureati (22,4% contro 36,9%), anche se alti sono i tassi di disoccupazione. La spesa pubblica per l’istruzione è molto bassa, in particolare a livello universitario.

Le indicazioni
Sulla scorta di questi dati la Commissione europea fornisce quattro indicazioni al nostro Paese:
1.Attuare il Sistema nazionale di valutazione, per migliorare i risultati della scuola e ridurre i tassi di abbandono scolastico;
2.Rafforzare l’apprendimento basato sul lavoro nell'istruzione e nella formazione professionale e l'istruzione terziaria professionalizzante;
3.Istituire un registro nazionale delle qualifiche per garantire un ampio riconoscimento delle competenze;
4.Premiare in modo più congruo la qualità dell’istruzione superiore e della ricerca.

Come si può vedere l’intervento europeo tende a diventare sempre più incisivo e diretto, ed anche se i suoi risultati sono talvolta oggetto di discussione si può affermare che, in tema di istruzione e formazione, ha prodotto dei frutti importanti per il futuro dei sistemi europei, perché ha stimolato:
•la promozione di un sistema di apprendimento permanente
•lo spostamento dell'attenzione dal processo di insegnamento al processo di apprendimento
•la concentrazione sui risultati raggiunti piuttosto che sul percorso seguito
•l'attenzione alla qualità dei sistemi e dell'offerta formativa
•una maggiore integrazione tra politiche della formazione e politiche del lavoro

Prospettive e ritardi
La realizzazione di questi obiettivi deve però confrontarsi con alcuni interrogativi importanti. Il primo riguarda l’effettiva capacità del sistema produttivo pubblico e privato di utilizzare e valorizzare il capitale umano a disposizione. I dati a disposizione indicano che non solo l’investimento pubblico e privato nei confronti della formazione è piuttosto basso ma anche che le risorse umane, laddove esistono vengono spesso poco valorizzate. Il secondo riguarda le difficoltà di dialogo tra i vari sottosistemi della formazione: quello universitario, quello scolastico e quello professionalizzante. Differenze istituzionali, ma anche oggettive, rendono problematica l'organizzazione di un sistema unitario e senza barriere interne.

Il terzo interrogativo riguarda la declinazione operativa di alcuni concetti chiave, come quello di competenza o quello di credito, la cui applicazione nei diversi sottosistemi incontra a volte difficoltà pratiche difficilmente sormontabili. Il quarto interrogativo riguarda l’esigenza di rimuovere i condizionamenti culturali e sociali che impediscono ad una buona parte della popolazione, quella meno istruita e che maggiormente ne avrebbe invece bisogno, di inserirsi in un percorso di aggiornamento ed allargamento delle proprie conoscenze e competenze.

Non è dunque un percorso semplice e breve quello che si prospetta ai Paesi dell’Unione europea per realizzare il Processo di Lisbona e la successiva strategia 2020, ed il nostro Paese è tra quelli che partono più arretrati; tuttavia, pur con gli opportuni aggiustamenti ed adattamenti, si tratta del percorso che meglio ci attrezza ad affrontare il futuro.


© RIPRODUZIONE RISERVATA