Famiglie e studenti

Mattarella agli studenti di Napoli: la scuola è uno strumento di crescita, legalità e dignità

di Lina Palmerini

Fuori dal Palazzo. E soprattutto tra chi ha più bisogno di Stato. Sergio Mattarella decide di inaugurare l’anno scolastico a Napoli, tra gli studenti di Ponticelli, quartiere noto per le faide di camorra e per ragazzi come Davide, ucciso per strada a 19 anni mentre aiutava un amico a difendere il motorino da un furto. L’appuntamento di ieri mattina, nell’istituto Sannino-Petriccione, racconta molto del profilo del capo dello Stato, così apparentemente assente dai fatti della politica e così presente – invece – nei luoghi che ritiene più esposti e feriti d’Italia.

Sceglie di essere con i ragazzi, al Sud e in una scuola di periferia seguendo quel suo pallino di trasmettere innanzitutto il valore dell’istruzione come strumento di riscatto e dignità per i giovani italiani ma anche di integrazione e coesione per i giovani immigrati che approdano in terra d’Europa. «Sono voluto venire qui a Ponticelli, a Napoli, accanto a voi, per dire a voce alta che avanzare insieme è possibile e che la scuola è strumento straordinario di crescita, legalità, dignità. Mi permetto di dirvi: andate a scuola! Andateci, la scuola è vostra, è il vostro futuro». In queste parole c’è il segnale che intendeva dare ieri Mattarella, una presenza che non ha il tono di impartire lezioni ma la speranza di condividere dei valori, di dimostrare una vicinanza a quei “concittadini” che vivono malesseri più profondi di altri. «Sono qui per incoraggiare, non per dare un monito», ripete a bassa voce ai cronisti che lo avvicinano chiedendogli di questa giornata. E lui ritiene che di coraggio ce ne sia soprattutto qui, a Ponticelli dove Davide «uno come voi - uno di voi - è stato ucciso perché ha guardato in faccia chi stava rubando il motorino di un suo amico. È stato ucciso perché ha tenuto la testa alta. Lo hanno ucciso per farci abbassare la testa. Non possiamo rinunciare a essere donne e uomini liberi, come ha testimoniato anche, trenta anni fa, il giovane giornalista Giancarlo Siani».

Storie che si intrecciano ai suoi ricordi personali, all’uccisione di suo fratello Piersanti per mano della mafia, racconti che capisce nel profondo e da cui nasce quel senso di riscatto che lui stesso sente. «La camorra e le mafie possono essere sconfitte. La camorra e la mafia saranno sconfitte». Affida ai ragazzi che ha davanti, all’entusiasmo che sente, il compito di compiere una battaglia. «Voi giovani di Napoli sarete alla testa di questa storica vittoria. Napoli ha la forza per avviare una stagione nuova da protagonista ed essere traino del Mezzogiorno». È la sfida di chi sceglie la vita. «Chi si intruppa nelle gang giovanili, chi cerca la droga, chi spaccia violenza, chi si fa strumento di criminali ed ha scelto la morte, ha già perso».

Non parla solo agli studenti, Mattarella guarda anche gli insegnanti e non ignora le polemica per la recente riforma della scuola che ha avuto molte critiche e contestazioni tra i professori. «Gli ultimi interventi legislativi hanno sollevato discussioni e io non chiederò mai a nessuno di rinunciare alle proprie idee e al proprio spirito critico». Non entra quindi in quella che è stata una forte contrapposizione tra mondo della scuola e Governo ma fa atto di riconoscenza agli insegnanti che hanno continuato a lavorare in anni di crisi in cui la scuola è stata sacrificata più del necessario. «Mi sento di chiedere a ciascuno di voi di portare il proprio contributo nella scuola di oggi senza il quale non è possibile un salto in avanti. Vi sono state difficoltà in questi anni, anni nei quali si sono accentuate condizioni di precarietà affrontate recentemente dal Parlamento. Proprio per questo voglio dirvi: grazie!». E agli stessi insegnanti affida quel compito, strategico, di gestire l’inclusione degli immigrati. «È importante per l’Italia, per l’Europa intera, il modo con il quale saremo capaci di integrare i figli dei migranti: la scuola italiana ospita ottocentomila stranieri: più della metà di questi è nata in Italia».

Ma a Napoli Mattarella incrocia tutti i problemi di un’area sotto scacco: ad aspettarlo ci sono i residenti della Terra dei Fuochi e in ospedale è ancora in condizioni gravi il poliziotto, Nicola Barbato, ferito durante un’operazione antiracket. A lui il capo dello Stato rivolge un saluto pubblico e un ringraziamento dopo che sabato, appena arrivato a Napoli, era stato a trovarlo in ospedale. La sua visita prosegue con la corona deposta in memoria delle Quattro giornate al Maschio Angioino accompagnato da Luigi De Magistris e Vincenzo De Luca, poi l’omaggio al quotidiano Il Mattino al teatro San Carlo. Ma il cuore e la testa della sua visita restano nella scuola di Ponticelli.


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