Famiglie e studenti

Iscrive figlio in una scuola diversa dal paese di residenza, all’insaputa del padre: sottrazione di minore

di Francesca Malandrucco

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Iscrivere il proprio figlio in una scuola diversa da quella del comune di residenza abituale, se fatto all’insaputa dell’altro genitore, può essere considerato uno degli elementi che concorrono al reato di “sottrazione di incapace”. Lo ha stabilito la Cassazione, VI sezione penale, con la sentenza del 23 settembre scorso.

La vicenda
La Corte Suprema era stata chiamata a pronunciarsi sulla vicenda di una coppia di Voghera in lite per l’affidamento della propria figlia, che all’epoca dei fatti, nel 2007, aveva poco più di otto anni. Il padre della bambina aveva denunciato la ex compagna di “sottrazione del minore”. La donna, per impedire al padre di vedere la figlia davanti scuola, tra le altre cose, aveva spostato la residenza della piccola a casa dei nonni, iscrivendo la bambina ad una scuola di un comune limitrofo. Tutto questo era stato fatto all’insaputa del padre che da un giorno all’altro non aveva avuto più notizie della propria figlia.
Il tribunale di Voghera aveva condannato in primo grado la madre ad otto mesi di reclusione, riconoscendo la subordinazione della sospensione condizionale della pena al pagamento del risarcimento del danno subito dal padre. La Corte di Appello di Milano aveva, successivamente, confermato la sentenza di primo grado non riconoscendo, però, la revoca della pena dietro il pagamento del risarcimento del danno.

La decisione finale
I due genitori avevano entrambi fatto appello alla Cassazione, chiedendo al tribunale supremo, da una parte la revoca della condanna, dall’altra invece la conferma di un risarcimento per i danni così come era stato stabilito dalla sentenza di primo grado.
Il caso è stato analizzato attentamente dai giudici della VI sezione penale della Cassazione. I due genitori, infatti, erano in lite da anni per l’affidamento della bambina, senza risparmiarsi una serie di processi sia penali che civili.
La linea difensiva della madre aveva puntato tutto sul fatto che c’era stato negli anni un sostanziale disinteresse da parte dell’altro genitore nei confronti della bambina che a sua volta non voleva più incontrare il padre. Sostenendo, inoltre, che non avrebbe avuto rilevanza «ai fini dell’integrazione del reato de quo, il fatto che la ricorrente abbia iscritto la figlia in una scuola di un paese limitrofo a quello di residenza all’insaputa del padre».
La Cassazione ha invece dichiarato inammissibili i ricorsi di entrambi i genitori. In sostanza non ha riconosciuto al padre il risarcimento del danno, e ha confermato per la madre la condanna ad otto mesi, con sospensione della pena. La Corte di appello di Milano, si legge nella sentenza della tribunale supremo, ha evidenziato più di un elemento di prova dal quale si evince che «il comportamento della ricorrente ha portato ad una globale sottrazione della figlia minore alla vigilanza e all’esercizio della funzione educativa dell’altro genitore», approfittando del fatto che per anni il giudice civile non si era pronunciato sull’affidamento della bambina e che la bambina stessa non voleva più vedere il genitore.


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