Personale della scuola

Arriva la «pagella» per i presidi: quattro le fasce di merito, premi solo alle prime tre

di Claudio Tucci

Anche i dirigenti scolastici saranno valutati: la pagella finale arriverà ogni tre anni, ma vengono previsti step intermedi annuali (per consentire eventuali azioni di “recupero”). Il giudizio peserà, per la prima volta, sull’erogazione della retribuzione di risultato, secondo un meccanismo “per livelli”. I presidi, in base ai risultati ottenuti, verranno suddivisi in quattro fasce, e la gratificazione economica sarà assegnata solo a chi si colloca nelle prime tre, con queste percentuali: prenderà il 100% chi è nella prima fascia, l’80% nella seconda, il 50% nella terza. Chi finirà nell’ultima fascia non prenderà nulla.

I criteri per la valutazione
La valutazione sarà effettuata da un apposito nucleo, composto anche da ispettori ministeriali, e in base a criteri che vengono strettamente legati al profilo professionale del dirigente scolastico, tenendo, però, conto delle specificità della scuola. Si giudicheranno, cioè: le competenze gestionali e organizzative dei presidi; la sua capacità a valorizzare il personale; l’apprezzamento dell’operato all’interno della comunità professionale e sociale; il contributo al miglioramento del successo formativo degli studenti; e si guarderà pure ai rapporti che il dirigente sarà in grado di coltivare con il contesto territoriale e tra reti di scuole, all’interno di una direzione unitaria dell’istituto. È prevista, almeno in prima battuta, un pò di gradualità: nell’assegnazione dell’incarico al preside si terrà conto del contesto territoriale e del rapporto di autovalutazione della scuola (il «Rav»): se in quel plesso, per esempio, ci sono punti di debolezza, nel parametrare gli obiettivi del dirigente peseranno la specifica area di fragilità e le eventuali azioni di miglioramento.

Le parole del ministro Giannini
Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, incontrando ieri a Viale Trastevere i sindacati, ha tracciato le linee guida della direttiva che, in attuazione della legge 107, punta a far partire il sistema di valutazione dei dirigenti, completando così il quadro delineato dal Dpr 80 del 2013. «La valutazione è uno dei cardini della riforma - ha sottolineato il ministro, Giannini -. Siamo partiti dal rapporto di autovalutazione delle scuole e a breve procederemo con il provvedimento sui dirigenti».

Le novità rispetto alla riforma Brunetta
In Italia, del resto, è stato il decreto Brunetta a ribadire che ogni dirigente pubblico debba essere valutato con un premio in relazione al risultato, e ora la legge 107 prova ad applicare il principio, visto che oggi le somme incentivanti (in media 1.700 euro l’anno) vengono distribuite a tutti, indistintamente. Mentre l’obiettivo del nuovo sistema di valutazione è quello di offrire ai direttori scolastici regionali gli strumenti per fare dei contratti individuali su obiettivi precisi rispetto alla scuola affidata al preside, e di valutarne i risultati in base al miglioramento del servizio offerto dalla scuola stessa (ciò avviene da anni, e senza grandi polemiche, in tutti i principali paesi Ocse).

La reazione dei presidi
«È positivo che si esca dalle fasi sperimentali, e non ci fa paura l’introduzione del sistema di valutazione - sottolinea il numero uno dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi, Giorgio Rembado -. Ci sono però due criticità che devono essere risolte. Intanto, c’è un problema di sfasamento temporale tra il Rav, che è annuale, e le pagelle, triennali, il rischio qui è che un preside finisca per essere giudicato sulla base di un Rav predisposto da un altro dirigente. E poi la retribuzione di risultato è troppo bassa. Non ha alcun effetto incentivante, ed è soprattutto sperequata rispetto alle somme a disposizione degli altri dirigenti pubblici, maggiori di ben 15 volte. In questo senso, dal governo ci aspettiamo responsabilità e un deciso investimento».


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