Famiglie e studenti

Anche a Firenze ritorno in classe tra le proteste

di Eugenio Bruno

A Roma, Firenze, Livorno e un pò in tutta la Toscana le scuole hanno riaperto i battenti così come li avevano chiusi. Tra le proteste. A causa di un’assemblea sindacale convocata dai sindacati in concomitanza con il primo giorno delle lezioni fissato per ieri. Un’iniziativa che ha aggiunto qualche difficoltà in più a un inizio anno tutt’altro che semplice. Tra immissioni in ruolo appena terminate (eccezion fatta per i 55mila posti di potenziamento che saranno assegnati entro dicembre), supplenti ancora da nominare e docenti di sostegno che ancora mancano all’appello.

Le proteste nelle scuole
Partiamo dalle proteste. Il picco di adesioni si è registrato in Toscana. Nella sola provincia di Firenze sono stati circa 4mila i prof e gli assistenti tecnico-amministrativi che hanno partecipato all’assemblea convocata da Cgil, Cisl, Uil, Snals, Gilda e Cobas contro la “Buona scuola”. In una location quanto mai emblematica: lo stesso Teatro Obihall dove il premier Matteo Renzi nel 2013 ha festeggiato la sua vittoria alle primarie. A detta degli organizzatori la manifestazione ha costretto i due terzi delle scuole sparse nel territorio provinciale a restare chiuse o a svolgere un orario ridotto. Con un disagio non di poco conto per le famiglie.

Le critiche di governo e maggioranza
Dal ministero non è giunta alcuna conferma di questo dato. A prendere posizione è stato il sottosegretario Gabriele Toccafondi (Ncd): «I sindacati hanno lanciato la “mano pesante” ma non ne avevano il motivo - ha sottolineato - scioperare e farlo il primo giorno di scuola e con un’assemblea è parso a tutti irragionevole». Critiche sono giunte anche dal Pd. Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha ribadito la linea già tenuta nei giorni scorsi: «La protesta non deve gravare sulle spalle dei nostri ragazzi: questo appello non è stato raccolto, questa è l’ennesima occasione persa». Mentre il presidente della commissione Istruzione del Senato, Andrea Marcucci, ha definito «molto ingiusto scaricare sugli studenti e sulle famiglie le rivendicazione di una parte della categoria».

Il nodo sostegno
A ogni modo, non sono state solo le proteste sindacali a rendere complicato l’avvio dell’anno scolastico 2015/2016 che si completerà oggi con il ritorno in classe degli alunni pugliesi e veneti. Più di un disagio per le famiglie è stato provocato dalla mancanza all’appello di alcune migliaia di docenti di sostegno. Con un picco di defezioni in Lombardia, Veneto e Piemonte dove non si è riusciti finora a coprire neanche i posti sull’organico di diritto. A fare chiarezza sul tema dell’assistenza ai ragazzi diversamente abili ha pensato il Miur. In una nota il dicastero ha ricordato che sono 90.034 i posti dell’organico di diritto sul sostegno per l’anno scolastico in corso: l’11% in più dell’anno scorso quando erano 81.137. Un dato che non tiene conto dei 6.446 posti che saranno attribuiti nell’ambito dell’organico dell’autonomia. Poiché il numero dei docenti dipende dalle certificazioni che giungono alle scuole, spesso in corso d’anno, sono oltre 25mila le deroghe che il ministero ha concesso. E si stima di arrivare a circa 30mila. Gonfiando così il numero di supplenti che nonostante il piano straordinario di immissioni in ruolo non accenna a scendere.


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