Famiglie e studenti

Ocse: le nuove tecnologie digitali da sole non bastano a migliorare il rendimento

di Pierangelo Soldavini


La scuola digitale non mantiene fede alle promesse della tecnologia. Almeno per ora. Perché finora non ci sono evidenze che dimostrino che l’introduzione del digitale nelle aule scolastiche porti automaticamente a un miglioramento del rendimento scolastico degli studenti. Così i Paesi che hanno fatto grandi investimenti nelle dotazioni tecnologiche delle loro scuole non hanno risultati apprezzabili nelle performance in lettura, matematica o scienze. E la tecnologia non ha avuto neanche effetti rilevanti per quanto riguarda l’inclusione e nel recupero degli studenti più poveri e disagiati. È una fotografia deludente per i fautori della tecnologia quella che esce dal primo rapporto compilato dall’Ocse sulle Digital skills appena pubblicato. Anche se la stessa organizzazione consiglia prudenza e auspica una maggior attenzione nell’utilizzo del digitale in chiave di didattica innovativa. Invece finora le tecnologie sono state interpretate prevalentemente come strumenti da affiancare (o sovrapporre) a una didattica tradizionale


Le competenze digitali
Non c’è dubbio che le competenze digitali rappresentino un elemento fondamentale per l’inclusione in una società in cui la tecnologia è sempre più pervasiva: chi non ha le conoscenze di base per navigare e orientarsi nel mondo del web non sarà in grado di partecipare in maniera attiva alla vita economica, sociale e culturale del mondo del futuro prossimo. Questa è una certezza da cui parte l’Ocse. Il dato di fatto è però che queste competenze vengono acquisite sempre più spesso in maniera informale al di fuori della scuola. Nel 2012, anno a cui si riferiscono i dati Ocse, il 96% dei quindicenni nei Paesi più ricchi del mondo dichiaravano di avere un computer a casa, ma solo il 72% ne aveva a disposizione in aula.
Una competenza fondamentale è, per esempio, il digital reading, la capacità cioè di saper non solo leggere testi su internet, che non ha differenze rispetto alla carta, ma sapersi orientare tra le fonti e filtrare le notizie rilevanti e autorevoli dall’oceano del web. Due Paesi come Corea del Sud e Singapore, che hanno buone performance nel “digital reading” dei ragazzi, hanno senz’altro buone infrastrutture digitali, ma non sono certo in testa per l’uso di internet nelle scuole.


Il rendimento scolastico
Gli stessi studenti coreani hanno buone performance per quanto riguarda la matematica sulla base della classifica Pisa dell’Ocse, oltre al digital reading, anche se solo il 42% di loro utilizza computer a scuola. Mentre, al contrario, Paesi che hanno un uso più capillare del digitale a scuola hanno visto addirittura un peggioramento nelle capacità di lettura. Insomma, sostiene l’Ocse, l’impatto dell’introduzione delle tecnologie sulla performance scolastica non è chiara e non ci sono evidenze di una correlazione positiva. I paesi che hanno fatto ingenti investimenti in tecnologia a fini didattici sono rimasti ampiamente delusi. Un uso moderato può anche portare a risultati migliori, ma al contrario un uso troppo frequente porta a un deterioramento dei risultati: le curve delineate dall’Ocse sulle performance dimostrano che oltre un certo limite l’uso del digitale diventa addirittura controproducente. Così i ragazzi che stanno online per più di sei ore al giorno, prevalentemente al di fuori della scuola, non solo sono più a rischio di disturbi derivanti dalla solitudine, ma accusano anche ritardi a livello scolastico.


Le differenze economico-sociali
Una volta superato il digital divide legato all’accesso alla rete, la capacità di utilizzare in maniera efficace gli strumenti digitali per l’apprendimento personale dipende ancora in maniera significativa dalle differenti condizioni socio-economiche e, quindi, dalle diverse competenze di alfabetizzazione di base. Quindi – è il consiglio dell’Ocse – bisogna investire ancora di più nell’istruzione e nella didattica. Perché appare sempre più chiaro dalla statistiche che la tecnologia non è efficace se utilizzata in maniera sostitutiva rispetto alla didattica: riempire le aule di computer, insomma, risulta alla fine di scarsa utilità.
Ma se gli insegnanti sono formati da parte loro all’utilizzo delle risorse digitali, i ragazzi percepiscono un approccio più mirato a un apprendimento personalizzato e al lavoro collaborativo e imparano a lavorare in una logica di problem solving: quando la rete viene utilizzata per migliorare l’approfondimento e le capacità di studio, anche la performance degli studenti migliora.


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