Famiglie e studenti

Studiare economia già dai banchi delle elementari

di Alberto Magnani

Ci piacerebbe sapere se i nostri figli incontreranno, a scuola, occasioni per parlare o studiare un po’ di economia. Lezioni mirate, iniziative congiunte con enti esterni, compresenze.

Si ascolta da bambini, si sviluppa da adolescenti, si conosce da adulti. L’educazione economica sta prendendo piede nelle scuole italiane, come materia in curriculum o competenza aggiuntiva ai piani di studio tradizionali. Qualche esempio? La riforma della Buona Scuola ha appena incluso la «diffusione dei principi di economia» tra le nuove forme di alfabetizzazione per gli studenti, in risposta al deficit di conoscenze emerso dalle valutazioni internazionali. Ma il processo è in corso da anni: dall’istituzione di un liceo economico-sociale nel 2010/2011 alla crescita di programmi didattici sull’uso consapevole del denaro. Fra i ponti privilegiati nel rapporto scuole-mondo economico c’è la Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio, nata su impulso dell’Associazione Bancaria Italiana come motore didattico per la cittadinanza economica. Come ci spiega il presidente Andrea Beltratti, ordinario alla Bocconi di Milano, gli step proposti agli istituti scolastici sono tre: percorsi «kids» per le scuole elementari, «junior» per le secondarie di I grado e «teens» per gli istituti superiori. Le classi possono iscriversi sulla pagina web (www.economiascuola.it), ricevere il materiale e misurarsi con l’obiettivo finale: spiegare «dal punto di vista economico alcuni aspetti reali e concreti vicini ai ragazzi: dalla gestione della paghetta per i più piccoli fino ad affrontare i temi di lavoro reddito e consumo per i più grandi» dice Beltratti. Le lezioni non si esauriscono nella teoria, secondo lo schema di «apprendimento integrale» che chiama in causa video, laboratori e confronti attivi tra allievi e docenti. Gli spunti? Dall’analisi sull’attualità alle incursioni in un terreno insolito per parlare di crisi finanziaria: i classici della letteratura. Il concetto – spiega Beltratti - è un’interdisciplinarità che semplifichi la comprensione di tematiche indigeste per chi non ha mai studiato la materia: «Anche i grandi classici della letteratura possono offrire spunti per raccontare l’economia: pensiamo al romanzo “Il Conte di Montecristo” di Dumas. In quella narrazione si racconta un caso che può essere considerato a tutti gli effetti un esempio di “insider trading” ante-litteram». E per il futuro? La collaborazione di una lunga lista di partner, da Banca d’Italia al Miur e alla stessa Fondazione, ha dato vita a un progetto di mappatura dei programmi di educazione finanziaria su un campione di 500 enti pubblici e privati. Secondo Beltratti, il passaggio è decisivo per la «definizione di una strategia nazionale» per la didattica dell’economia, con più attori e più metodi di insegnamento. In vista dell’università e oltre. «Un bambino “finanziariamente educato” - fa notare Beltratti - sarà più in grado, da adulto, di fare scelte consapevoli».


© RIPRODUZIONE RISERVATA