Famiglie e studenti

L’Ocse bacchetta ancora l’Italia: «Pochi investimenti e sistema inefficiente»

di Mar.B.

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L’Italia deve «migliorare equità ed efficienza» del suo sistema educativo. L’Ocse torna ancora una volta a bacchettare il nostro Paese per la bassa spesa per l’istruzione «scesa ben al di sotto della media» e per i numerosi cambi, «tre in quattro anni», al vertice dell’organismo per la valutazione della qualità della didattica.

Le critiche dell’Ocse
Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo l’Italia investe poco in istruzione e deve ancora rimboccarsi le maniche per rendere il proprio sistema educativo equo ed efficiente. L’insufficienza per il nostro sistema scolastico arriva ancora una volta dall’Ocse nel suo rapporto pubblicato ieri «Going for Growth », nel quale l’organismo con sede a a Parigi punta l’indice soprattutto sulla spesa per l'istruzione «scesa ben al di sotto della media» e critica i numerosi cambi, «tre in quattro anni», al vertice dell’agenzia per la valutazione della scuola. Avvicendamenti che - sostiene l’organismo di Parigi - possono compromettere l’efficacia della sua azione. Invita a fare di più per migliorare le opportunità dei meno qualificati e, pur prendendo atto degli interventi avviati per potenziare l'istruzione tecnica post secondaria, ritiene che questa debba essere ulteriormente rafforzata. Una posizione in linea con quanto già emerso nel rapporto intermedio Ocse Education at a Glance : «Quando si guarda all’educazione dopo la scuola - aveva spiegato qualche settimana fa il responsabile dei programmi su innovazione e competenze Ocse, Andreas Schleicher - sono scettico, il legame fra educazione e mondo del lavoro è molto debole». Tra i consigli dispensati dall’Organizzazione per la cooperazione economica europea oltre a quello di insistere sulla valutazione nella scuola secondaria, anche il suggerimento di aumentare le tasse universitarie e introdurre un sistema di prestiti d'onore per gli studenti.

Le reazioni
Per le associazioni studentesche si tratta però di ricette «vecchie e fallimentari». «Come si può affermare – osserva Danilo Lampis, Coordinatore nazionale dell’Unione degli studenti - che la spesa italiana in istruzione è drasticamente insufficiente e che si devono migliorare le opportunità per i meno qualificati, se poi si dà indicazione di introdurre meccanismi di valutazione meritocratica per gli insegnanti, di appiattire l’istruzione tecnica post-secondaria sul tessuto produttivo attuale, di aumentare le tasse universitarie e di istituire un sistema di prestiti d'onore per finanziare gli studi? Non è questa la strada per una formazione di qualità e aperta a tutti». Per il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli «la verità è che le politiche economiche e quelle per la formazione dei governi di sinistra non sono in grado di rilanciare lo sviluppo, né di offrire un futuro ai nostri ragazzi promuovendo meritocrazia e inclusione sociale». Di tutt’altro parere ovviamente il Pd. «Per la prima volta dopo anni di tagli lineari si ricomincia a investire sulla scuola», sottolinea Simona Malpezzi. Che aggiunge: «Con il governo Renzi torna il segno più davanti alla voce istruzione con un investimento di 3 miliardi per il personale docente, con potenziamento per l'alternanza scuola-lavoro e la formazione insegnanti». «Investire, però, non significa solo aumentare le risorse destinate alla scuola, ma innanzitutto impiegare in modo efficiente ed efficace i fondi a disposizione», fa notare la responsabile scuola e università di Forza Italia Elena Centemero. «Per farlo - conclude Centemeto - ribadiamo la necessità di applicare i costi standard, presupposto per liberare nuove risorse, di attuare una vera spending review del bilancio del ministero e di introdurre seri criteri di rendicontazione delle spese e dei risultati».


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