Famiglie e studenti

Il segreto tedesco è la collaborazione tra scuola, formazione superiore, ricerca e imprese

di Attilio Oliva*

L’associazione TreeLLLe e la Fondazione Rocca hanno presentato una nuova ricerca sul modello educativo tedesco e hanno formulato delle proposte per l'Italia.
Perché questa ricerca? Perché negli ultimi anni la Germania viene sempre più frequentemente additata come modello, come esempio di successo, ed è giusto guardare ai paesi che realizzano meglio l’equità sociale, lo sviluppo scientifico ed economico per trarne indicazioni utili.
Non si tratta di un confronto a tutto campo ma di un’enucleazione dei principali elementi di differenziazione del modello tedesco rispetto al nostro, che sono proprio i tre indicati dal titolo della ricerca “Educare alla cittadinanza, al lavoro e all'innovazione”.
In Italia invece il nostro imprinting idealista (Croce, Gentile e i loro epigoni di destra e di sinistra) ha fatto sì che questi principi fossero trascurati: non si sono colte la valenza educativa del lavoro e l'importanza della ricerca scientifica e della ricerca applicata come elementi funzionali non solo allo sviluppo economico del paese ma anche a quello civile e democratico, cioè a una formazione dei giovani ai valori di una cittadinanza attiva.
Molti commentatori indicano proprio nel sistema educativo tedesco in tutte le sue componenti fino all’istruzione superiore uno dei fattori più importanti della salute di cui godono l’economia e la società in questa fase del suo sviluppo.
Il segreto sembra risiedere nella stretta collaborazione tra scuola, formazione superiore, ricerca e mondo del lavoro che collaborano strettamente in un contesto istituzionale e politico molto stabile (8 cancellieri in 70 anni), all’interno di regole condivise, in un’economia sociale di mercato che ha saputo contenere i conflitti e gli antagonismi politici e sociali.
In concreto per quanto riguarda l’educazione dei giovani ai valori della cittadinanza, la ricerca evidenzia che grande è stato l'impegno dello Stato federale, di quelli regionali, della scuola, delle fondazioni politiche e di quelle private; gli investimenti in attività e pubblicazioni specifiche sono stimati attorno ai 300 milioni l’anno.
Da noi, purtroppo, le pubblicazioni scolastiche sulla ”educazione civica” sono spesso in vendita sulle bancarelle di libri usati, perfettamente intonse.
Per quanto riguarda il rapporto educazione-lavoro è ben noto il sistema duale tedesco per cui gran parte dei giovani lavora in formazione/apprendistato (70% del tempo passato in imprese “formative” e 30% a scuola).
Ma anche l’istruzione superiore ha in Germania un’importante offerta a carattere professionalizzante (praticata da quasi la metà degli studenti) a fianco di quella accademica: da noi , di fatto, questa offerta superiore professionalizzante è quasi inesistente.
Infine riguardo all’educazione all’innovazione, la caratteristica vincente del modello tedesco è la sua capacità di trasferire al sistema produttivo i risultati della ricerca scientifica condotta dalle università ma anche dai numerosi centri non universitari di ricerca applicata (Fraunhofer etc.).
Naturalmente ciò è figlio di scelte politiche riguardo ai settori su cui allocare gli investimenti. La ricerca rivela in proposito che le risorse pubbliche destinate alla scuola primaria e secondaria sono in Germania simili o addirittura più basse delle nostre (considerando la “spesa per studente”); invece gli investimenti nelle università sono quasi due volte i nostri; infine gli investimenti nella ricerca (pubblica e privata) sono oltre tre volte i nostri.
Tutto ciò merita forse qualche ripensamento delle nostre strategie di allocazione delle risorse nel sistema educativo?
Dai confronti degli indicatori l’Italia non esce bene, ma bisogna tener conto che i dati italiani sono dati medi tra regioni con livelli di sviluppo ancora molto differenti tra loro: il Centro-Nord con dati senz’altro “europei” e il Sud più lontano dall'Europa. Ciò nonostante l’Italia è pur sempre uno dei Paesi più avanzati del mondo e tante sono le realtà di eccellenza, ma abbiamo difficoltà a portarle a sistema. Certamente non è favorevole un sistema a bassa decisionalità politica, imbrigliato da una burocrazia soffocante, da una giustizia lentissima, da eccessive rigidità sul lavoro eccetera. Ma di recente il Governo, anche per il forte scontento popolare, è animato da un forte spirito riformatore mirato proprio ad affrontare proprio gli elementi critici sopra citati.
*Presidente Associazione TreeLLLe
oliva@treellle.org


© RIPRODUZIONE RISERVATA