Famiglie e studenti

Licei, tecnici, professionali: le vie verso il lavoro

di Gaia Giorgio Fedi

Alle superiori l’indirizzo preferito dei ragazzi italiani è il liceo scientifico. I dati del ministero dell’Istruzione sulle iscrizioni all’anno scolastico 2014/2015 rilevano infatti che dopo la terza media il 22,7% dei ragazzi che decidono di proseguire gli studi (che sono a loro volta il 93% del totale, dice l’Istat) hanno optato per il liceo scientifico: tra questi, la fetta più consistente (il 15,6% dei ragazzi) ha scelto l’indirizzo tradizionale, ma è aumentato l’interesse per l’indirizzo scienze applicate (6,3%), mentre l’indirizzo sportivo è stato scelto solo dallo 0,8% degli studenti. In calo il liceo classico, che è stato scelto solo dal 6% dei ragazzi, mentre il 7% degli iscritti ha scelto il liceo di scienze umane, l’8,8% il linguistico, il 4,1% l’artistico, mentre sugli altri indirizzi si rilevano percentuali residuali. Complessivamente, uno studente su due ha scelto di continuare in un liceo, mentre il 30,8% ha optato per un istituto tecnico e il 19,4% per un istituto professionale. Se si guardano i numeri delle singole regioni, tuttavia, si nota che il liceo è la scelta preferita soprattutto nelle aree di Centro-Sud, dove la preferenza per questo genere di scuole supera la media nazionale, con punte particolarmente elevate in Lazio (dove le iscrizioni sono state il 60% del totale). Gli istituti tecnici sono invece leggermente più apprezzati al Nord, soprattutto nelle regioni di Nord-Est come il Veneto, in cui la percentuale di iscritti è del 37,8%.

Ma quali sono poi gli sbocchi delle singole scuole superiori, sia sul fronte dell’occupazione dopo il diploma, sia su quello della prosecuzione del percorso d’istruzione? Se pensiamo agli studenti che decidono di iscriversi all’università, che secondo un’indagine 2013 di Almadiploma sono stati circa il 64%, il grande favore riscosso dal liceo scientifico appare coerente con le prospettive occupazionali offerte dalle facoltà di matrice scientifico-matematica, che superano quelle di altre specializzazioni. Il XV Rapporto Almalaurea del 2013 sulla condizione occupazionale dei laureati rilevava, per esempio, che a cinque anni dalla laurea chi ha fatto studi medici ha un tasso di occupazione del 96,5%, chi ha studiato discipline economico-statistiche ha un lavoro nel 93,6% dei casi, chi è laureato in ingegneria nel 93,3%. Una laurea scientifica nel cassetto consente anche di avere una retribuzione più generosa: a un quinquennio dalla laurea gli ingegneri hanno uno stipendio mensile medio di 1.748 euro, i medici di 1.662 euro, mentre i laureati in discipline economiche e statistiche guadagnano 1.603 euro.

Per i ragazzi che invece decidono di cercare lavoro dopo la licenza superiore, l’indagine di Almadiploma evidenzia che, a cinque anni dal diploma risultano occupati 41 ragazzi su cento, mentre il 30% è ancora all’università e il 16% coniuga studio e lavoro. Tra i diplomati che studiano e basta il 50% proviene dal liceo, il 23,5% dall’istituto tecnico e l’11% dall’istituto professionale. Le percentuali sono ribaltate per i diplomati che dopo un lustri non frequentano l’università e già lavorano: sono il 66% tra i diplomati degli istituti professionali, il 48% tra quelli degli istituti tecnici e solo il 17% tra gli ex liceali.

Vedi i risultati delle iscrizioni 2014/15


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