Famiglie e studenti

Alle superiori tutti all’estero

di Gaia Giorgio Fedi

Un recente studio della Commissione europea ha rilevato che per gli ex studenti Erasmus è molto più facile trovare un lavoro. Ma un periodo di studio all’estero può essere un’esperienza formativa anche per i ragazzi che fanno le superiori. Il ministero dell’Istruzione ha un atteggiamento favorevole nei confronti dei periodi di studio svolti in un Paese straniero e, in una recente circolare, ha invitato le scuole «a facilitare tali esperienze».

Prima di decidere di mandare un figlio a fare un pezzetto delle superiori in un altro Paese è bene chiarire alcuni aspetti. «Per la struttura normativa della scuola italiana, l’anno ideale per andare a studiare all’estero è il quarto anno delle superiori, perché bisogna evitare gli anni con gli esami di Stato, come il quinto, o quelli che inaugurano un nuovo ciclo di materie, come il terzo» spiega Roberto Ruffino, segretario generale di Intercultura.

Un periodo di studio all’estero è un’esperienza di vita, più che una casella del curriculum in più; non di meno, aggiunge, « i ragazzi vanno spronati a studiare le lingue straniere: sapere bene l’inglese deve essere scontato, ma occorre imparare anche altri idiomi, perché su un mercato del lavoro internazionale chi parla tre o quattro lingue ha un netto vantaggio sugli altri».

Quanto alla scelta della destinazione, il suggerimento di Ruffino è di non limitare le proprie scelte ai Paesi anglofoni, anche perché spesso sono affollati di studenti italiani (e questo è uno svantaggio per l’apprendimento della lingua). Il ministero chiarisce che il periodo di studio, che non deve superare l’anno, non va computato come assenza scolastica, quindi l’esperienza non ha ricadute negative per il percorso dello studente, «purché sia in grado di rimettersi a studiare con profitto al proprio ritorno: è meglio non far partire chi è stato bocciato in Italia», dice Ruffino.

Per sapere come muoversi per mandare un figlio all’estero è bene innanzitutto informarsi presso la scuola: «Molti istituti hanno dei programmi di qualche settimana, come scambi didattici e gemellaggi. C’è inoltre un programma di scambio didattico di tre mesi organizzato dall’Unione europea che si chiama Comenius e coinvolge un certo numero di scuole in Italia, che però è ancora piuttosto ridotto». Se si desidera per il proprio figlio un periodo di studio all’estero più lungo, di sei mesi o un anno, spesso occorre cercare una soluzione al di fuori della scuola. «Oltre a realtà come Intercultura (che offre borse di studio e fa anche una selezione degli studenti da far partire), ci sono molti operatori che funzionano più o meno come agenzie che organizzano il periodo di studio all’estero», dice Ruffino.

Per scegliere il soggetto giusto è bene stare attenti ad alcuni aspetti: «Capire se l’operatore ha una rete capillare nel mondo; se ha il riconoscimento del ministero dell’Istruzione; se è dotato di strutture di sostegno nei Paesi di destinazione che siano in grado di seguire gli studenti, o si limita ad avere qualcuno che fornisce assistenza per telefono», conclude Ruffino.


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