Famiglie e studenti

Il modello delle «scuole aperte» avanza in tutta Italia: ecco l’ultima mappa aggiornata

di Mar.B.

Da Roma a Mantova, da Milano a Senigallia. Accade sempre di più che i cortili e le aule e gli spazi comuni magari abbandonati e poi recuperati diventino un luogo di aggregazione sociale oltre l’orario scolastico, senza barriere, senza classi ma in uno spirito di aiuto che produce tante iniziative. Con i genitori che in molti modi si danno da fare dentro le scuole per sostenere le attività, l'ampliamento dell'offerta formativa e spesso anche la manutenzione del bene comune “scuola”. Genitori spesso riuniti in comitato o costituiti in associazione che in alcuni casi gestiscono“ alla pari” insieme alle istituzioni la scuola nel segno del principio di sussidiarietà sancito dalla Costituzione .

Modello contagioso
Questo modello , chiamato delle «scuole aperte» e benedetto ormai anche dal ministero dell’Istruzione, si sta diffondendo in Italia con esperienze e modalità differenti: si va dalla gestione condivisa degli spazi della scuola tra istituzioni e genitori alla partecipazione nella progettazione del tempo extra scuola o nella scelta di utilizzo dei fondi scolastici integrativi fino alla gestione di alcuni spazi in autonomia o alla semplice adozione di alcune buone pratiche. Su tutte queste eseprienze si tenterà di fare il punto in un incontro questo sabato - il secondo di questo genere - alla scuola Di Donato di Roma, tra i primi istituti a sperimentare ormai oltre 10 anni fa questo percorso grazie alla spinta di una associazione genitori “pionieristica” appoggiata allora da un preside illiminato. Un incontro che partirà anche da una prima mappa , segnalata anche dall’iniziativa sulla «Buona scuola» del Governo, che fotografa diverse esperienze di scuole aperte in Italia e realizzata da Gianluca Cantisani con il contributo del movimento di volontariato italiano e dell’associazione genitori scuola Di Donato.


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