Famiglie e studenti

L’allarme di AlmaDiploma: il 46% dei diplomati si pente della scelta delle superiori

di Claudio Tucci

Maria Chiara Carrozza aveva capito il problema richiamando l’importanza dell’orientamento, a partire dalla terza media. Ma un po’ le resistenze e le difficoltà organizzative nelle scuole, un po’ le poche risorse investite (1,6 milioni per il 2013 e 5 per il 2014 - pari a circa 100 euro a istituto) stanno invece frenando il cambio di passo, sempre più urgente e necessario, nelle attività “a supporto” delle scelte dei ragazzi all’uscita dal primo ciclo di istruzione.

Il rapporto
I numeri continuano a parlare chiaro: il 46% dei diplomati è “pentito” dell’indirizzo di scuola superiore frequentato. Addirittura il 27% (ben un alunno su quattro) ha dichiarato praticamente di aver sbagliato tutto (sia istituto, sia indirizzo di studio). Certo, il salto da una scuola media a indirizzo unico a scuole superiori con più percorsi «non aiuta a verificare gli interessi e le attitudini dei giovani», ha ricordato Giorgio Allulli, esperto di sistemi formativi. Per questo negli istituti si deve fare di più. In Francia, per esempio, la scuola media ha un primo biennio comune e un secondo biennio con delle differenziazioni. Ma c’è anche un problema di scelte «compiute troppo precocemente», quando cioè i condizionamenti familiari e della rete di amicizie sono ancora rilevanti. E così l’annuale indagine sul Profilo dei diplomati 2014, effettuata su un campione di circa 40mila ragazzi usciti dalla scorsa maturità, presentato ieri da AlmaDiploma, al ministero dell’Istruzione, è tornata a mettere in evidenza luci e ombre del nostro sistema scolastico.

Molto apprezzati gli stage
Undici diplomati su 100 ripeterebbero indirizzo di studio e scuola; 7 su 100 sceglierebbero invece un diverso corso dell’istituto fequentato. Il 41% cambierebbe principalmente per studiare materie diverse; il 22% per compiere studi che preparino meglio al mondo del lavoro. Su quest’ultimo aspetto si evidenzia un marcato cambio di passo: poco più di un diplomato su due (52%) ha svolto esperienze di alternanza scuola-lavoro, dandone un giudizio più che positivo (nel 91% dei casi). Il 32% degli intervistati ha compiuto periodo di studi all’estero; ed è sempre più apprezzato lo studio delle lingue e dell’informatica.

Il nodo orientamento
L’orientamento resta un nodo cruciale anche per l’università «visto oggi solo il 30% dei 19enni accede agli studi universitari», ha sottolineato il direttore di AlmaLaurea, Andrea Cammelli. È chiaro che «serve un cambio di passo - ha risposto il sottosegretario Gabriele Toccafondi -. L’orientamento va fatto e bene sia verso gli atenei sia verso il lavoro. È necessario un percorso integrato anche con gli enti locali, e alle superiori bisogna partire già al quarto anno». Nelle scuole medie invece «è importante lavorare molto con i docenti e le famiglie per illustrare in modo esauriente i percorsi delle superiori e soprattutto il valore formativo di tutti i corsi - ha detto il dg per gli Ordinamenti scolastici e la valutazione del Miur, Carmela Palumbo -. Un orientamento fatto come si deve sarà un elemento di qualità nell’autovalutazione degli istituti. E quindi è opportuno valorizzare questa attività sempre più strategica».


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