Personale della scuola

Tagli agli stipendi dei presidi, domani nuova manifestazione al ministero

di Gianni Trovati

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L’incognita della retribuzione di posizione e di risultato, che rischia di essere tagliata ancora allargando il solco (30mila euro all’anno, per dirla in soldoni) che separa i presidi dagli altri dirigenti del pubblico impiego, torna a far mobilitare i dirigenti scolastici italiani, che domani mattina si troveranno dalle 10 alle 13 a viale Trastevere davanti al ministero dell’Istruzione per richiamare l’attenzione sulla loro condizione.

La mobilitazione
A chiamarli sono i cinque sindacati di settore , Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Anp e Snals-Confsal), con l’obiettivo di protestare contro l’ipotesi di «fare ancora cassa su una categoria che attende di essere riconosciuta e rispettata», dopo che le ultime Finanziarie e la “razionalizzazione” della rete scolastica hanno fatto sì che «i soli dirigenti delle scuole abbiano fin qui contribuito al risanamento economico generale per più di 200 milioni di euro».

I problemi sul campo
I temi che agitano la categoria sono molti, a partire dal nodo delle responsabilità e dei carichi di lavoro accresciuti proprio dal «dimensionamento» della rete scolastica che ha moltiplicato le sedi in convenzione, ma il punto più delicato è rappresentato dai rischi che sta correndo la retribuzione di posizione e di risultato: bloccate da anni come accade in tutto il comparto pubblico, le buste paga dei presidi sembrano infatti sul punto di innescare la marcia indietro, anche a causa di controverse interpretazioni ministeriali che in modo unilaterale bloccano una parte delle risorse verso il Fondo unico nazionale.

La diffida al ministero
Lunedì scorso le stesse organizzazioni sindacalihanno diffidato il ministero ad adottare subito i provvedimenti per la determinazione del Fondo unico per il 2014/2015. Il ministero finora ha risposto picche sulla base del fatto che per misurare la retribuzione di risultato dei presidi sarebbe necessario conoscere il numero dei dirigenti in servizio al 31 dicembre, con una posizione che quindi rimanda il tutto all’anno prossimo. I sindacati contestano questa ipotesi, perché «come noto l’anno scolastico ha inizio il 1° settembre», e che «il personale della scuola non cessa dal servizio nel corso dell’anno scolastico, salvo eccezioni o eventi non prevedibili», per cui il quadro dei destinatari, e di conseguenza delle risorse da distribuire a ciascuno, dovrebbe essere chiaro a Viale Trastevere fin da settembre. I sindacati chiedono quindi di agire subito, e «si riservano di agire in ogni sede per la difesa dei propri diritti e la tutela degli interessi degli associati».

Il problema degli «arretrati»
La questione, però, è complicata dal fatto che al momento non appare chiusa nemmeno la partita relativa alla distribuzione del Fondo unico del 2102/2013. Con una nota del 12 novembre (la n. 13269 , che integra e corregge una nota diffusa dallo stesso ministero sei giorni prima) il ministero ha infatti “tagliato” di 19 milioni di euro il Fondo unico, facendolo passare da 145 a 126 milioni di euro. In termini pro capite, si tratta di una differenza media di 2.300 euro all’anno per ogni preside, anche se la riduzione effettiva a carico di ciascuno dipende dalla Regione e dalla fascia di appartenenza del singolo dirigente scolastico. Di conseguenza, ha cominciato a fermarsi il riconoscimento dei contratti integrativi, che sono la sede in cui si disciplinano la retribuzione di posizione e quella di risultato, perché fondati sui vecchi calcoli e quindi ora privi di copertura finanziaria. Ad aggravare il quadro c’è il fatto che il Fondo unico nazionale è alimentato da fondi della stessa categoria, cioè dalla retribuzione individuale di anzianità (Ria) dei dirigenti che vanno in pensione: il dimensionamento, però, ha ridotto 2.400 sedi scolastiche autonome, e il ministero ha deciso di “adattare” il fondo al nuovo panorama ristretto escludendo dalla base di calcolo la Ria dei dirigenti cessati nel 2010.


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