Famiglie e studenti

In Francia la proposta di dire addio ai voti rompe il fronte degli insegnanti

di Nicola Barone


Per generazioni e generazioni di studenti è stato, secondo i casi, la meta da raggiungere o, all’opposto, il baratro in cui rischiare di cadere. Perché specie a ridosso di metà anno o prima dell’estate quel voto in valore assoluto rischiava di trasformarsi proprio nel peggiore degli incubi (per i più svogliati). Oltralpe ora immaginano di dire addio a tutto questo: almeno è quanto suggerisce un rapporto del Consiglio superiore dei programmi scolastici di Francia (Csp), presentato alla ministra dell’Educazione, Najat Vallaud-Belkacem, che al tradizionale sistema di votazione numerica con «medie artificiali» preferisce una nuova scala da quattro a sei «livelli di conoscenza».

Non unanime la reazione dei sindacati
L’obiettivo esplicitato è di sostituire il «voto sanzione» con il «voto clemente» o «positivo». Secondo il rapporto, la valutazione dovrebbe essere «indicativa» e non «percepita esclusivamente come un mezzo di ricompensa o di sanzione e uno strumento di selezione e di gerarchizzazione sociale degli studenti». Ma davanti all’innovazione proposta dal Csp l’universo degli insegnanti si spacca. Tra i difensori dei voti numerici, come il sindacato Snac, che contesta una pratica «puramente demagogica» e l’Unsa, favorevole invece ad accogliere l’iniziativa.

La sperimentazione in atto che divide
L’ex ministro dell’Educazione, Luc Ferry, ha parlato di un progetto «incredibilmente stupido» e ritiene che eliminare il termometro dei voti non risolverà nulla. In Francia una scuola del Gers, Sud-Ovest del Paese, sta sperimentando da cinque anni un nuovo sistema di valutazione di competenze e conoscenze degli studenti che si serve di bollini rossi o verdi al posto dei numeri. Fortemente voluto dal governo questo tipo di giudizio “soft” è contestato dai genitori che lo ritengono «impreciso» e «poco comprensibile».


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