Famiglie e studenti

Quando il tablet cambia il modo di fare scuola. E diventa fattore di inclusività nelle aule

di P.Sol.

Alessandro ha finito il suo disegno natalizio con un bel pupazzo di neve, la maestra mostra il suo disegno sullo schermo e raccoglie i giudizi dei compagni. Intanto Abigail non ha ancora completato la sua renna, Alessandro guarda il suo manufatto sulla eboard e le suggerisce di modificare la coda e le zampe. Poi la maestra salva i lavori dei bimbi e passa a una scheda di italiano. Invia un file su tutti i tablet in classe: i bambini devono individuare delle parole in mezzo a una marea di lettere, si scatena la caccia e ognuno segna sul proprio tablet, urlando i vocaboli individuati, mostrandoli a tutti sulla lavagna elettronica. La maestra ha sott’occhio sullo schermo i lavori di tutti e decide di volta in volta quali evidenziare per mostrarli agli altri.

Il futuro entra in aula
Siamo nella classe quarta della scuola primaria di via Cima a Milano, una delle 37 coinvolte in tutta Italia nel primo anno del progetto Smart Future di Samsung, che mira a favorire la digitalizzazione dell’istruzione, attraverso la fornitura di tecnologie in classi selezionate e un processo di formazione all’uso ottimale di questi device agli insegnanti e, di conseguenza, a studenti e genitori. In ognuna di queste scuole - per lo più in aree urbane socialmente disagiate, in zone isolate o in situazioni particolari come reparti ospedalieri in isolamento - Samsung ha infatti fornito la dotazione tecnologica per una classe digitale fatta di uno schermo di eboard al posto della lavagna e di tablet per gli studenti, insieme al supporto per gli insegnanti, tendenzialmente digiuni di tecnologie. “Non si tratta di un laboratorio tecnologico, ma di classi pilota per comprendere al meglio l’impatto che questi device possono avere sulla didattica”, spiega Manuele De Mattia, corporate communcation manager della filiale italiana del gruppo coreano.

Bilancio positivo
In effetti il bilancio del primo anno di sperimentazione è positivo, come testimonia il monitoraggio effettuato dall’Osservatorio sui media digitali a scuola presso il Cremit dell’Università Cattolica di Milano. In primo luogo conferma l’efficacia della tecnologia come “volano di inclusione per diversi aspetti”, sottolinea Pier Cesare Rivoltella, direttore del Cremit: “Sia in relazione all’approccio nei confronti delle abilità diverse e dei disturbi dell’apprendimento, che in termini di territorio e di abbattimento delle distanze per le scuole isolate o per quei casi particolari come le classi ospedaliere; ma anche come modalità abilitante di accesso alla tecnologia per quei bambini che non ne hanno la possibilità”.

I risultati in un libro
I risultati dell’Osservatorio - raccolti nel libro “Smart Future. Didattica, media digitali e inclusione”, a cura di Pier Cesare Rivoltella (Franco Angeli, 24 euro) - evidenziano quindi come la tecnologia non sia percepita come sostitutiva della didattica tradizionale, ma come elemento che genera valore aggiunto, in primo luogo in funzione inclusiva: viene ritenuta un aspetto vicino e quotidiano dal 35,5% degli insegnanti interpellati, che le attribuiscono un ruolo abiltante per l’inclusione di studenti stranieri (60%) e diversamente abili (80%). Gli stessi insegnanti sono convinti che la tecnologia renda i ragazzi maggiormente responsabili (46%) e possa incidere anche sul rendimento (46%) e l’aggregazione (58%).

Inclusione, apprendimento e motivazione
Il device elettronico diventa quindi uno strumento di motivazione e di attenzione, così come di inclusione e di coinvolgimento in un processo di apprendimento che non è più quello classico docente-studente, ma che si trasforma in in una dinamica collaborativa di condivisione delle conoscenze all’interno della classe, nell’ambito di una didattica non più disciplinare ma fatta per competenze. “I ragazzi diventano protagonisti del loro apprendimento - sintetizza Paola Massalin, docente della scuola media Calamandrei di Firenze -: con la tecnologia si moltiplicano le possibilità di apprendere, che coinvolgono tutte le capacità individuali”.

Il protocollo col Miur
Con questi risultati, il progetto Smart Future prosegue e si rafforza grazie al protocollo d’intesa firmato con il Ministero dell’Istruzione per individuare, attraverso un bando online, le 54 classi di primarie e secondarie che saranno coinvolte dal progetto nel prossimo biennio. Ma intanto la sperimentazione delle classi pilota potrà contagiare il resto della scuola. Così sta succedendo nella scuola primaria milanese di via Cima dove la direttrice, entusiasta della riuscita, sta studiando le modalità per reperire le risorse in modo da allargare l’esperimento ad altre classi. I problemi non mancano, a partire dalla connessione, perché la classe “smart” ha sì il wifi per far dialogare i tablet con l’eboard, ma non può connettersi in rete: è infatti sprovvista di banda larga. Forse arriverà il Comune di Milano in soccorso!


© RIPRODUZIONE RISERVATA