Famiglie e studenti

Scuola dietro le sbarre, un’occasione di riscatto per le detenute di Rebibbia

di Marisa Zavatti

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Liliana si è diplomata quest'anno in decorazione pittorica e ora ha un nuovo obiettivo: laurearsi all'Accademia delle Belle arti. Le difficoltà non sono mancate, per l'Accademia è la prima volta di un'allieva con le caratteristiche di Liliana. Ma tutto sembra risolto, Liliana potrà cominciare i corsi e i professori andranno a esaminarla a domicilio. Cioè, alla casa circondariale femminile di Rebibbia. Liliana è, infatti, una detenuta.
Con lei quest'anno si sono diplomate altre sei ospiti del carcere: Roberta, Daniela, Santa, Claudia, Michela e Deziré. Hanno frequentato la sezione staccata del liceo artistico “Enzo Rossi” (www.liceoartisticoenzorossi.it ) , che da nove anni opera nel carcere di Rebibbia. Ed è a Rebibbia, nel teatro del carcere, che la direzione del liceo ha deciso di tenere la cerimonia di inaugurazione dell'anno scolastico 2014-2015.

La cerimonia di inaugurazione
L'appuntamento è per le 14,30 di oggi, un po' in ritardo rispetto all'inizio delle lezioni, ma la dirigente scolastica del liceo, Mariagrazia Dardanelli, il suo vicario che è responsabile della sede di Rebibbia, Alessandro Reale, hanno voluto inaugurare il “loro” anno scolastico lontano dalle cerimonie un po' rituali che segnano l'inizio delle lezioni. Martedì saranno consegnate anche le borse di studio finanziate dagli sponsor che sostengono la scuola di Rebibbia.
Non è stato facile per il liceo “Enzo Rossi”, strategicamente situato sulla Tiburtina – a metà strada tra la stazione ferroviaria e il complesso carcerario - entrare nove anni fa a Rebibbia. Le resistenze, le incomprensioni, le vischiosità burocratiche venivano non dal carcere – Rebibbia ha una lunga tradizione di dirigenti illuminate/illuminati – ma dalle stesse strutture scolastiche. Non si capiva, ad esempio, perché il liceo non si volesse limitare a un qualche corso di formazione, ma volesse aprire nella struttura penitenziaria una sede distaccata, svolgendovi l'intero ciclo scolastico, fino all'esame di maturità e al conseguimento del diploma. Un progetto – come non si stanca di ripetere la direttrice del carcere femminile, Ida Del Grosso – che realizza al meglio il dettato della Costituzione e dell'ordinamento penitenziario: consentire a chi sta in carcere di migliorare il livello culturale, ritrovare piena dignità e rispetto di se stessi, costruirsi opportunità per ricominciare, una volta scontata la pena.

I lavori all’esterno
Proprio con questo obiettivo la direzione del liceo e l'Unione industriali di Roma hanno siglato una convenzione, in virtù della quale l'associazione si impegna a fornire assistenza alle detenute diplomate che, uscite dal carcere volessero intraprendere un’attività imprenditoriale. Pochi lo sanno ma Roma già si avvale del lavoro che le studentesse di Rebibbia fanno insieme con le loro compagne libere della sede centrale. Loro hanno progettato e realizzato i mosaici che ornano gli ingressi delle stazioni Rebibbia e S.Maria del Soccorso della linea B della metro; che si sono aggiunti alle vetrate per la chiesa Don Orione, alla Camilluccia, e al mosaico collocato al Verano, sulla tomba di Marta Russo, la studentessa uccisa alla Sapienza il 9 maggio del 1997.
Una recente convenzione stipulata con l'assessore comunale alle periferie e ai lavori pubblici, Paolo Masini, prevede che il liceo “Enzo Rossi” progetti e realizzi opere di decoro urbano nell'ambito dei progetti di riqualificazione di aree degradate di Roma.


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