Famiglie e studenti

Squinzi: sistema scolastico di assoluta eccellenza

di Nicoletta Picchio


Cuore, passione e determinazione. «Cuore perché dobbiamo sentire dentro di noi quello che vogliamo fare; passione perché se non l'abbiamo non si va lontano; determinazione perchè dobbiamo porci degli obiettivi e impegnarci per raggiungerli». È il messaggio che Giorgio Squinzi manda ai ragazzi seduti nella platea del teatro Ariosto di Reggio Emilia e a tutti quelli che hanno seguito in rete la XXI Giornata nazionale Orientagiovani. Detto da lui che ce l'ha fatta, trasformando la sua azienda chimica in una multinazionale presente in tutto il mondo, è un messaggio certamente credibile. I ragazzi ce la possono fare: «Da imprenditore globale posso testimoniare che la qualità dei giovani che escono dalle nostre università e dalle nostre scuole tecniche è di assoluto, altissimo livello, più di tanti altri paesi», ha detto il presidente di Confindustria. Il nostro «tanto vituperato» sistema scolastico è «di assoluta eccellenza». Certo, si può migliorare, in particolare sull'apprendistato. Ma i giovani, comunque, hanno le capacità per farcela: «Bisogna continuare a essere ottimisti», ha detto Squinzi. Un atteggiamento che deve essere condiviso anche dagli imprenditori: «Al di là dei problemi attuali noi imprenditori continuiamo ad essere ottimisti perché pensiamo che alla fine del tunnel ci deve essere un'uscita in cui si ritrovi un percorso di crescita che dia possibilità ai nostri giovani italiani di mostrare quello che sanno fare».
La giornata Orientagiovani è la riprova dell'impegno di Confindustria verso le giovani generazioni, un lavoro, di cui l'appuntamento di ieri è la tappa pubblica più rilevante ma che è continuo, su come avvicinare i ragazzi e il mondo del lavoro e far sì che migliori l'incontro tra domanda e offerta.
Purtroppo i numeri della crisi pesano ancora, come dimostrano i dati Istat di ieri sul Pil italiano del terzo trimestre. «Purtroppo ce lo dovevamo aspettare, i presupposti c'erano già nei mesi scorsi, psicologicamente siamo preparati a una chiusura del 2014 con il segno negativo, speriamo che questo non impatti sul rimbalzo del 2015, nella speranza che sia di dimensioni contenute, massimo di -0,3 o -0,4 per cento». Il vero problema è che «a parte il calo italiano ci sia anche un calo dell'Europa, che sarebbe preoccupante», ha aggiunti Squinzi sottolineando i dati della Germania, che ha avuto un calo della produzione industriale e una crescita del Pil di +0,1%: «È questo il vero problema».
La lunga recessione dal 2007 ad oggi ha portato a una disoccupazione giovanile del 44 per cento. In attesa della ripartenza del paese, è ancora più importante che imprese e scuole dialoghino: «L'Europa si è orientata verso l'alternanza scuola-lavoro sia verso l'apprendistato come modelli che permettono ai giovani di acquisire competenze e di affrontare con maggiore forza la sfida del lavoro», ha detto Ivan Lo Bello, vice presidente di Confindustria per l'Education. Che ha aggiunto: «Dobbiamo smetterla con l'idea che se i giovani vanno all'estero fuggono dal nostro paese. Il concetto di fuga non esiste, in un mondo globalizzato è fondamentale fare un'esperienza di formazione all'estero». Secondo Lo Bello, «non è vero che la scuola non funziona, in Italia ci sono tante eccellenze. Vanno messe a sistema». E comunque, ha aggiunto, «i ragazzi italiani sono più smart degli altri e non dobbiamo pensare che i ritardi che abbiamo ci possano fermare».
L'importante è che il paese reagisca. L'Expo 2015, ha detto Squinzi, può essere «l'inizio per uscire da questa maledetta crisi, si prevede in quei sei mesi l'assunzione di migliaia di persone, prevalentemente giovani». E poi ha insistito sul fatto che le politiche europee basate sul rigore sono sbagliate. «Gli Stati Uniti hanno deciso di investire nel futuro, mettendo liquidità nel sistema e crescono del 3-4% ogni trimestre. All'Europa manca questo, la politica deve credere nel futuro».


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