Personale della scuola

Il prof di educazione fisica risarcisce lo Stato se l’alunno si fa male per colpa del docente

di Andrea Alberto Moramarco

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Quattro milioni di euro. Questa è la cifra che una professoressa di educazione fisica dovrà versare a titolo di danno erariale indiretto nelle casse dello Stato per aver con il suo comportamento negligente causato un infortunio ad un'alunna che ha perso l'utilizzo delle gambe. Questo è quanto affermato nella sentenza della Corte dei Conti - Sezione giurisdizionale per la regione Lazio 751 dello scorso 28 ottobre.

La vicenda
Il caso trae origine da uno spiacevole episodio verificatosi in un liceo romano nel lontano 1988. Durante una lezione di educazione fisica, un'alunna nell'eseguire un esercizio ginnico con l'ausilio della pedana elastica si infortunava gravemente cadendo rovinosamente per terra, perdendo così l'utilizzo della gambe.
La professoressa, che era al suo primo giorno di insegnamento in quel liceo, in sede civile era stata ritenuta responsabile per l'accaduto dal Tribunale di Roma che aveva emanato una condanna in via provvisionale nei confronti del Miur, in qualità di datore di lavoro dell'insegnante, con prosecuzione del giudizio per la quantificazione dell'esatto ammontare del danno patito dalla studentessa.
In seguito a tale pronuncia, la Procura regionale contabile aveva chiesto alla Corte dei conti di condannare la professoressa per il danno erariale subito dallo Stato in conseguenza della decisione del Tribunale. Il giudizio dinanzi alla Corte contabile era stato poi sospeso in attesa della definizione in sede civile della vicenda, conclusasi soltanto nel febbraio 2014, dopo tre gradi di giudizio, con la sentenza della Corte d'appello di Roma emanata a seguito del rinvio disposto dalla Corte di Cassazione.


La ricostruzione del fatto
Per la definizione sia civile che contabile della vicenda ha assunto rilevanza la ricostruzione del fatto e l'imputazione di una responsabilità per negligenza nei confronti dell'insegnante. Ebbene, per la Procura contabile, così come poi accertato in sede civile, l'incidente della ragazza sarebbe addebitabile alla grave e inescusabile negligenza della professoressa che si trovava a più di 5 metri dal punto esatto in cui si stava svolgendo l'esercizio ginnico, distanza che avrebbe precluso ogni possibilità di intervento; oltre che alla mancata conoscenza delle capacità atletiche della ragazza, essendo il primo giorno di lavoro in quella scuola per la professoressa. Per la difesa dell'insegnante invece, l'esercizio in questione rientrerebbe tra quelli considerati a basso livello di difficoltà dal Dpr 908/1982 ed, inoltre, l'evento dovrebbe qualificarsi come imprevedibile e imprevedibile, per cui anche la vicinanza al luogo dell'incidente non avrebbe impedito la caduta della ragazza.


Il danno erariale indiretto
La Corte dei conti riconosce l'esistenza di un danno erariale indiretto nei confronti dello Stato, causato da un comportamento negligente di un suo dipendente pubblico, affermando così la responsabilità contabile della professoressa con condanna a pagare allo Stato la somma liquidata in sede civile in favore della ragazza, cioè €. 3.998.417,50.
Questa sentenza è importante sia per l'affermazione di una condanna erariale per un comportamento negligente di questo tipo di un dipendente pubblico, sia per la lunghezza della vicenda processuale, che ha visto intrecciarsi il giudizio civile con quello contabile, con la pronuncia della Corte dei Conti a ben 26 anni dal verificarsi del fatto.
Per i giudici contabili la fattispecie rientra nel cosiddetto danno indiretto nei confronti dello Stato che sorge nel momento in cui l'Amministrazione statale è tenuta a pagare «a fronte di un giudicato civile di condanna per il comportamento di un proprio dipendente, lesivo di un interesse del terzo patrimonialmente valutabile».
I giudici contabili nell'affermare la responsabilità della professoressa hanno considerato il suo comportamento da un punto di vista oggettivo, come «direttamente causativo del grave danno riportato dall'allieva», anche tenendo conto di quanto accertato in sede civile; e da un punto di vista soggettivo, come integrante la colpa grave richiesta dall'articolo 1 comma 1 della legge 20/1994, (sull'azione di responsabilità erariale nei confronti dei dipendenti pubblici), «stante la gravissima negligenza che ha contraddistinto la sua scelta di porsi ad una distanza dal luogo dell'esercizio - unita alla mancata conoscenza dei suoi nuovi allievi e delle loro capacità atletiche - che si è rivelata, purtroppo, decisiva nella dinamica dell'evento».


L'entità del danno
Ovviamente la decisione della Corte dei Conti è importante per un altro profilo, ovvero quello dell'ammontare del danno che la professoressa dovrà versare allo Stato, circa quattro milioni di euro. Nello statuire l'entità del risarcimento, i giudici ritengono che non c'è motivo per quantificare diversamente la somma dovuta dalla professoressa allo Stato a titolo di danno erariale indiretto da quella dovuta dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca alla studentessa infortunata. Non ci sono infatti ragioni per procedere ad una riduzione dell'addebito tenuto conto della gravità del comportamento negligente, dell'assenza di colpevole partecipazione altrui e delle conseguenze gravissime dell'incidente sulla vita della studentessa.


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