Famiglie e studenti

Biblioteche «sburocratizzate», crowdfunding e libri di testo detraibili: la ricetta Aie per la «buona scuola»

di Eugenio Bruno

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Anche gli editori italiani dicono la loro sulla «buona scuola» del tandem Renzi-Giannini. E lo fanno conun corposo documento dell’Aie che elenca - misura per misura e “stanza per stanza” (per usare il lessico della consultazione pubblica voluta dal Miur) - le soluzioni più adatte all’adozione di «buoni strumenti didattici». Tra le proposte spiccano le biblioteche a burocrazia zero, la detraibilità per i libri di testo, un’ora di laboratorio di scienze a settimana dalle primarie alle superiori, investimenti certi per la digitalizzazione e il ricorso dei presidi al crowdfunding. Idee che farebbero «intraprendere quel cammino di modernizzazione che tutti attendono: le famiglie come gli studenti, gli insegnanti e la società tutta», per usare le parole di Giorgio Palumbo, presidente del gruppo italiano dell'Aie. Vediamone alcune.

La scelta degli strumenti didattici
Il primo pensiero degli editori va alla scelta dei libri di testo da parte dei docenti. Qui il suggerimento è triplice: rendere scaricabili da internet i manuali nell’ambito delle attività promozionali per i docenti; mantenere l’obbligo di verbalizzazione sugli strumenti da adottare nell’anno scolastico successivo; comunicare già a gennaio le indicazioni della circolare per le adozioni, i prezzi dei testi per la primaria e i tetti di spesa per le medie e le superiori.

I manuali fai da te
Il decreto Carrozza del 2013 prevede l’autoproduzione di materiale didattico digitale da usare in classe. Una possibilità a cui l’Aie guarda con perplessità. Da qui la richiesta che i manuali autoprodotti siano comunque sottoposti al processo di validazione specie quando si voglia condividerli con altre classi o istituti.

Biblioteche scolastiche
Se spesso restano chiuse o inagibili la colpa è della burocrazia che attribuisce al dirigente la responsabilità patrimoniale dei testi contenuti al suo interno. Almeno così la vede l’associazione degli editori che chiede, da un lato, di ridurre gli adempimenti burocratici per la loro gestione e, dall’altro, di premiare in termini di carriera e di stipendio gli insegnanti incaricati di gestirle.

Le risorse per la digitalizzazione
Passando a un altro campo che riguarda molto da vicino l’Aie emergono tre suggerimenti specifici. Il primo è di lasciare le scuole libere di scegliere quali tecnologie adottare magari mettendole in condizione di sapere quali sono i costi di una scelta o dell’altra, con annesso esempio di quanto può costare l’abbinata banda larga+tablet o banda larga + lavagna multimediale (Lim): rispettivamente 1.433 e 774 euro per classe. Il secondo consiglio è quello di formare i dirigenti scolastici per utilizzare il crowdfunding e attrarre così finanziamenti per il digitale da banche, imprese e istituzioni. Formazione - e veniamo al terzo punto - che andrebbe estesa anche ai docenti.

Meno costi per le famiglie
Anche in questo caso le leve da azionare sono più d’una. Si parte dall’aggiornamento dei tetti di spesa per le famiglie meno abbiente e, passando per il superamento del doppio regime dell’Iva sui prodotti cartacei (4%) o digitali(22%), si arriva alla richiesta di rendere detraibili i costi per l’acquisto dei tomi per la scuola secondaria. Allo stesso modo di palestre e attività sportive dei figli.

Più attività di laboratorio
Tra le idee dell’Aie che vanno oltre l’editoria spicca infine quella di aumentare lo spazio attribuito alle attività di laboratorio. Specie se di scienze. Al punto da chiedere che vengano frequentati dagli alunni almeno per un’ora a settimana. Dalle primarie alle superiori.


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