Famiglie e studenti

Ancora una volta i bisogni degli alunni rischiano di finire in coda

di Eugenio Bruno

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A chi ha una certa dimestichezza con l’istruzione&dintorni il sospetto era venuto subito dopo la presentazione delle linee guida per la «Buona scuola». Quanto meno sotto forma di interrogativo: ma non è che dietro la stabilizzazione di massa annunciata dal Governo per il prossimo anno scolastico si nasconde soprattutto l’intenzione di assorbire quei docenti che negli ultimi anni sono stati immessi in ruolo con più difficoltà? A distanza di due mesi dalla presentazione delle linee guida - su cui fino a sabato prossimo è in corso la consultazione pubblica - quel dubbio non solo resta. Ma addirittura si rafforza, a giudicare dai dati sullo scorrimento delle Gae che pubblichiamo oggi in un altro articolo . E che testimoniano come le classi di concorso legate agli ambiti musicale, artistico e linguistico siano ancora tra le più ingolfate.

Guarda caso, proprio musica, storia dell’arte e lingue sono le materie che l’esecutivo punta a rafforzare sin dalle primarie. Aumentare le ore significa aumentare le disponibilità che andranno coperte con nuovi docenti. Se si trattasse di una scelta dettata dalla necessità di adeguare le competenze degli studenti alle nuove sfide educative nulla quaestio. Viceversa se fosse solo un escamotage per smaltire il precariato accumulatosi negli ultimi anni ecco che lo scenario muterebbe. Vorrebbe dire infatti che ancora una volta nel disegnare un nuovo futuro per la scuola italiana si è scelto di non partire dal bisogno degli studenti ma dalle esigenze dei suoi lavoratori.

Si ripeterebbe così lo stesso film di un anno fa, quando un altro premier a Palazzo Chigi e un altro ministro a viale Trastevere avevano annunciato con grande enfasi che dopo anni e anni di tagli si sarebbe tornati a investire sull’istruzione. Senza specificare però che un terzo delle risorse sarebbero andate alla stabilizzazione di 26mila insegnanti di sostegno. Almeno in termini percentuali l’esecutivo attuale rischia di fare ancora meglio (o peggio a seconda dei punti di vista), specie se il miliardo stanziato dalla stabilità per il fondo «Buona scuola» venisse usato interamente per assumere i 148.100 precari in lista d’attesa. Con buona pace delle altre promesse messe nero su bianco - dall’alternanza in azienda alla digitalizzazione degli istituti, dal rafforzamento dei laboratori all’avvio del nuovo sistema nazionale di valutazione - che resterebbero sulla carta.


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