Personale della scuola

Con il bando targato Miur-Mise i docenti a lezione di idee e brevetti

di Elisa Giannetto

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La capacità innovativa come molla per lo sviluppo e la crescita passa anche dai banchi di scuola. Dalla formazione degli insegnanti alla capacità di trasmettere ai propri alunni gli strumenti della proprietà industriale e l'importanza della lotta alla contraffazione. Con questo intento il Miur, d'intesa con il Mise, ha rilanciato anche per l'anno 2014-2015, il bando di formazione rivolto ai docenti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado . L'obiettivo è ridare agli italiani la loro fama di popolo di inventori, favorendo la crescita e la competitività delle imprese nostrane. Nell'ultimo quinquennio, infatti, il numero dei brevetti italiani depositati all'European Patent Office (Epo) è diminuito notevolmente, soprattutto nei settori di punta della competitività mondiale, quelli ad alta tecnologia, con ripercussioni sull'occupazione e sulla capacità di attrarre capitali. Per tornare a correre sulla pista del mercato mondale, si riparte dunque anche dalle scuole come laboratori di cultura orientata alla creatività e all'innovazione, nel rispetto delle regole e della legalità.

Cosa prevede il bando
Il programma prevede 100 ore di attività formative in modalità blended (formazione sincronica ed e-learning) per un numero massimo di 3 docenti, designati dal dirigente scolastico, per ogni istituto. Potranno partecipare 50 scuole primarie, 50 scuole secondarie di primo grado e 50 di secondo grado. Per un totale di 450 docenti. Sono ammesse anche le scuole che hanno aderito all'iniziativa dello scorso anno, a patto che i docenti designati siano diversi dai precedenti. L'attività di formazione, equiparata ad un corso di perfezionamento universitario, è gestita dall'università telematica Universitas mercatorum e garantisce ai partecipanti il riconoscimento di 4 crediti formativi, previo superamento di una prova di verifica finale. Il termine ultimo per iscriversi è il 21 novembre 2014.

Sempre meno brevetti italiani in Europa
Brevetti, marchi, disegni e modelli rappresentano la propensione all'innovazione di un paese, fortificano la capacità competitiva e sono, in parte, metro di misura degli investimenti in ricerca e sviluppo. Ma se guardiamo all'Italia i numeri non sono confortanti. Secondo i dati contenuti nel rapporto 2013 dell'Osservatorio brevetti, marchi e design di Unioncamere «il numero di domande italiane di registrazione presso gli uffici europei sono passate dalle 4.423 del 2008 alle 3.819 del 2012, con una riduzione media annua del 3,6% nell'arco del quinquennio». In contrazione persino le domande di design, settore in cui gli italiani hanno sempre brillato. Resistono invece marchi, strumento privilegiato di tutela per prodotti e servizi in ambito comunitario. Nel panorama dei brevetti, la grande eccezione la fanno quelli a tecnologia green che sono cresciuti del 5,4%, negli ultimi cinque anni.

Cresce la voglia di integrare risorse e talenti
Un'Italia che ha idee ma brevetta sempre meno in Europa. Colpa della crisi e dei tagli alla ricerca da un lato. Dei costi della conservazione e dell'estensione all'estero del titolo di proprietà industriale dall'altro. Eppure è in corso un'inversione di rotta. L'indagine, di prossima presentazione, dal titolo Global innovation barometer di General Electric conferma come per la maggior parte dei dirigenti italiani «il maggior ostacolo ai processi di innovazione sia la mancanza di investimenti sufficienti e di supporto finanziario». Ma sottolinea anche una maggiore propensione all'integrazione di talenti e risorse. L'innovazione sta assumendo una portata sempre più globale, per questo motivo i dirigenti italiani sono più propensi, rispetto alla media, ad affermare che «nonostante i problemi associati alla collaborazione e alle violazioni della proprietà intellettuale, valga la pena correre il rischio se si desidera innovare con successo al giorno d'oggi (87% rispetto alla media globale del 77%)».


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