Famiglie e studenti

Ascolto tra insegnanti e studenti per recuperare la relazione educativa

di Maria Piera Ceci

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4Contenuto esclusivo S24

Due giorni per riflettere sulle problematiche legate all’adolescenza e fornire indicazioni operative a chi si trova quotidianamente a gestirle, educatori quindi ed insegnanti. Questo vuole essere il convegno #Supereroi fragili. Adolescenti a scuola tra vecchi e nuovi disagi, che si svolge oggi e domani al Palacongressi di Rimini, organizzato dal Centro studi Erickson.

Emergenza abbandoni
Psicologici, psicoterapeuti, formatori, dirigenti scolastici ed esperti di altri settori cercheranno di fare il punto sulle nuove fragilità adolescenziali, una bella scommessa per una scuola che troppo spesso stenta a rinnovarsi e a riconoscere le nuove esigenze espresse da chi siede sui banchi. E non è un caso che l'Italia sia fra le peggiori d'Europa per abbandoni: lasciano la scuola superiore e la formazione professionale prima del tempo il 17,6 per cento degli alunni, contro la media Ue del 12,7 per cento. Un trend in miglioramento, a leggere bene i dati, ma troppo lentamente rispetto all'obiettivo di andare sotto il 10 per cento entro il 2020, che ci siamo impegnati a rispettare in sede europea. Negli ultimi anni l’uscita prima del tempo dall'istruzione ha riguardato circa 3 milioni di studenti. Molti di questi sono gli adolescenti fragili, protagonisti del convegno di Rimini, a cui non a caso sono iscritti a partecipare quasi 250 insegnanti.

Fronteggiare il disagio dei ragazzi
Ma perchè la scuola ne lascia scappare così tanti dai circuiti formativi? Perchè gli insegnanti non sanno cogliere i segni del disagio e gestirlo? «Oggi la società è più complessa e gli adolescenti hanno più lavoro da fare rispetto a quelli di una volta», spiega Emanuela Nardo, insegnante in un liceo di Pordenone che da anni si occupa anche di formazione dei docenti - «per questo c’è bisogno di docenti che siano dei modelli». Eppure non sempre gli insegnanti sanno esserlo per i loro alunni. «I motivi sono diversi. La prima ragione è che l’insegnante, al di là del ruolo sociale che ormai in pochi gli riconoscono, deve riconquistare la sua identità, deve essere consapevole che il suo è importante, siamo infatti le uniche persone che vedono questi studenti per qualche ora alla settimana e possiamo intessere con loro un rapporto vero. Poi ci sono ostacoli cognitivi, per esempio la formazione che noi abbiamo avuto è diversa da quella che dobbiamo proporre ai nostri ragazzi, la società di oggi ci richiede di essere formatori nuovi. Altro ostacolo è la didattica: conosciamo la nostra disciplina, ma a volte non sappiamo come porgerla agli studenti. Un altro ostacolo può essere epistemiologico: non basta insegnare Dante, ma devo fare una riflessione a cosa serve Dante e trasmettere questa competenza al mio studente. Poi c’è l'ostacolo evolutivo: noi insegnanti ci impoveriamo ad insegnare sempre le stesse cose e dobbiamo cercare nuovi stimoli. E poi l’ostacolo generazionale: le generazioni cambiano prima che abbiamo acquisito gli strumenti per leggere i cambiamenti e dobbiamo essere velocissimi. Infine dobbiamo essere appassionati, perchè solo la passione riesce a trasmettere la passione».

Prof e studenti, relazione dell’ascolto
Gli adolescenti poi hanno bisogno di essere ascoltati, ieri come oggi e forse ancor più oggi per i nostri ragazzi immersi in tecnologie fatte di relazioni virtuali e comunicazioni veloci.
«Il centro di tutto nel rapporto insegnante-studente è la relazione che deve essere basata sull’ascolto e sull’osservazione anche dei corpi dei ragazzi che abbiamo di fronte, per calarci meglio nella loro realtà», dice ancora Emanuela Nardo, relatrice al convegno di Rimini.
Fra programmi ministeriali da rispettare e classi sempre più numerose, gli insegnanti hanno il tempo per relazionarsi con ciascun ragazzo? «Nella scuola delle competenze che ora sta superando la scuola dei contenuti per gli insegnanti è più facile ricavarsi degli spazi per interagire con gli studenti e basta poco per scoprire che spesso i ragazzi, gli adolescenti fragili che ci sfidano, che hanno comportamenti scorretti, si mettono in realtà addosso una corazza, Se siamo bravi, ci vuole poco per vedere che sotto c’è un cuore che pulsa».


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