Famiglie e studenti

Analfabeti di diritto e di economia nei licei: disattese le raccomandazioni Ue

di Franco Portelli

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Chi insegna oggi la Costituzione ai nostri ragazzi? Chi può rassegnarsi al fatto che ai nostri migliori alunni è negata la possibilità di scoprire che la nostra Carta Costituzionale è la più “bella” del mondo, talmente bella che preferiamo “nasconderla” ai nostri studenti? Quanti genitori sono a conoscenza che l'insegnamento di diritto ed economia è “negato” nei licei scientifici e classici e ridimensionato in molti altri cosi di studio? È triste dover costatare che la “buona scuola”, intendendo con questo termine l'istituzione che si occupa di educare a interpretare la realtà sociale in cui si vive e di parteciparvi in modo consapevole attraverso l'insegnamento del diritto e dell'economia, è delegata alla buona volontà e all'entusiasmo di un grandissimo comico come Roberto Benigni. Lo stesso ha “spiegato” ad un pubblico “incantato” quanto è preziosa la nostra Costituzione e quanto c'è bisogno di rispettarla. Tanti docenti preparati, abilitati e in molti casi già assunti a tempo indeterminato nelle nostre scuole, sarebbero ben felici di parlare ai propri alunni, come Benigni che si commuove pensando ai Padri Fondatori e parla di rispetto per le Autonomie, di Stato decentrato, di soluzioni di 60 anni fa che sono avanti a noi ancora oggi.

L’analfabetismo giuridico ed economico
Nella nostra scuola ha prevalso la tentazione di ragionare “con il denaro in testa”, pensando ai risparmi, generando un massiccio ridimensionamento della disciplina di diritto ed economia dai piani orari di tutti gli indirizzi di studio. La conseguenza è che ci si può diplomare nei licei scientifici o classici, senza aver seguito nemmeno un’ora di insegnamento di diritto ed economia. In tanti sostengono che si possa parlare di nuovo “analfabetismo”, seppure limitato alla conoscenza di queste discipline. Non studiano più il diritto e l'economia i ragazzi che frequentano il liceo, tranne quelli che si iscrivono al liceo delle scienze umane ad indirizzo giuridico-economico. Lo studio del diritto e l'economia è necessario per acquisire, oggi più che mai, competenze necessarie per poter comprendere fenomeni che riguardano in modo diretto e rilevante tutti i cittadini. E' evidente che ci troviamo di fronte a una “grave” sottovalutazione dell'importanza di queste discipline o, pensando male, ad una scelta di limitare la formazione di cittadini “consapevoli” e “autonomi”.

Disattese le raccomandazioni dell’Europa
Non consentendo lo studio del diritto e dell'economia nei licei, si disattendono le “Raccomandazioni” del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo del 18 dicembre 2006. È, infatti, sottolineato in quel documento che tra le otto competenze chiave grande importanza è data alle “Competenze sociali e civiche” che includono «competenze personali, interpersonali e interculturali e riguardano tutte le forme di comportamento che consentono alle persone di partecipare in modo efficace e costruttivo alla vita sociale e lavorativa, in particolare alla vita in società sempre più diversificate, come anche a risolvere i conflitti ove ciò sia necessario. La competenza civica dota le persone degli strumenti per partecipare appieno alla vita civile grazie alla conoscenza dei concetti e delle strutture sociopolitici e all'impegno a una partecipazione attiva e democratica». E ancora: «È essenziale inoltre comprendere le dimensioni multiculturali e socioeconomiche delle società europee e il modo in cui l'identità culturale nazionale interagisce con l'identità europea».

Cosa si può fare adesso?
«Per fare la buona scuola non basta solo un Governo. Ci vuole un Paese intero». E' la provocazione positiva con cui il premier ha avviato una consultazione con gli italiani, chiedendo un aiuto per migliorare le proposte, per capire cosa manca, per decidere cosa sia più urgente cambiare e attuare. Partendo da questa “apertura”, diversi docenti di diritto ed economia, hanno proposto l'inserimento di questa disciplina in tutti i licei e l'assegnazione di un adeguato numero di ore di insegnamento negli altri istituti. Dare la possibilità agli alunni di acquisire gli strumenti per comprendere, imparando a rispettarle, le norme giuridiche e i meccanismi dell'economia non è solo una scelta politica ma è una decisione di buon senso. È per questo che il diritto e l’economia sono presenti nei piani di studio di gran parte dei paesi europei e, si spera, in futuro anche in Italia.


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