Famiglie e studenti

Asse pubblico-privato per migliorare le competenze digitali

di Claudio Tucci

Serve un asse pubblico-privato per migliorare le competenze digitali. A partire dalla scuola, dove oggi l’informatizzazione della didattica viaggia ancora a macchia di leopardo, e fa fatica ad affermarsi. Solo una scuola superiore su quattro, infatti, secondo gli ultimi dati Miur , naviga in internet ad alta velocità (appena il 10% nel primo ciclo); il 46,% delle aule è connesso in rete; il 32,2% è provvisto di Lim o proiettore interattivo; e il numero di studenti per pc è mediamente pari a 7,8 (dato 2013), seppur in calo rispetto all’8,7 del 2012.

Più investimenti nella digitalizzazione
Certo è un problema di risorse. Ma va cambiata anche la mentalità dei professori, che debbono formarsi («oggi le attività di formazione sono viste come un adempimento burocratico da evitare», ha detto il capo di gabinetto del Miur, Alessandro Fusacchia) e serve un collegamento con il mondo privato. «L’industria è disposta a investire nella scuola», ha sottolineato il presidente di Confindustria digitale, Elio Catania: «Abbiamo una occasione storica. L’Italia ha un gap di 45 miliardi di euro di investimenti in nuove tecnologie rispetto alla media europea. Se invertissimo rotta potremmo creare 800mila posti di lavoro l’anno, con un incremento del Pil di due punti». L’occasione per riflettere sull’enorme potenziale della «Generazione digitale» è stato un convegno organizzato alla Luiss di Roma in occasione dell’avvio di «Diplomacy», il festival della diplomazia giunto alla quinta edizione, che si svolgerà a Roma fino al 31 ottobre (sono previsti oltre 40 appuntamenti ospitati in prestigiose sedi istituzionali e accademiche).

Il nodo competenze
L'urgenza di puntare su una forte alfabetizzazione è anche quella di «formare personale qualificato - ha evidenziato Nicola Ciniero, ad di Ibm Italia -. In Francia un piano nazionale per lo sviluppo dell’informatica è stato fatto nel 1982. Da noi siamo in ritardo. Serve più orientamento e collegamento con l’istruzione. Noi abbiamo fatto un accordo con il politecnico di Milano per formare lavoratori qualificati e mandiamo 150 nostri ingegneri a fare didattica in scuole e atenei». Anche Sogei ha bisogno di professionalità ben formate: «Nel 2013 abbiamo assunto 150 specialisti di informativa e digitale», ha ricordato il numero uno di Sogei, Cristiano Cannarsa. Pure la Luiss è pronta a fare la propria parte: «Ci mettiamo a disposizione delle scuole per far conoscere e valorizzare la digitalizzazione», ha detto il dg, Giovanni Lo Storto.


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