Famiglie e studenti

Regioni, nuova governance e standard comuni per la «Buona scuola»

di Alessia Tripodi

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Il parere della Conferenza sulle Linee guida Miur : «Proposta ottima e condivisibile, ma ora chiarire le competenze di ciascuno»

Un «Patto educativo» per un nuovo modello di governance del sistema, la definizione di standard comuni per distribuire al meglio le risorse umane e finanziare, oltre ad azioni per potenziare il raccordo scuola-lavoro, l’orientamento, la formazione tecnica superiore e l’apprendistato. Sono le proposte avanzate dalle Regioni nel documento di valutazione de «La buona scuola» presentato nei giorni scorsi al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini e approvato ieri dalla Conferenza degli enti locali. Un contributo di 17 pagine che raccoglie le best practice in materia di istruzione e formazione realizzate sul territorio - dall’orientamento all’alternanza, dalla formazione professionale ai Poli tecnici - e che pone all’attenzione del Governo i temi considerati «prioritari» dalle amministrazioni per realizzare concretamente una «buona scuola».
«Le linee guida del Governo sulla Buona scuola - spiega l'assessore toscano Emmanuele Bobbio, coordinatore degli assessori regionali all'Istruzione - è un'ottima proposta
che apprezziamo e che riteniamo condivisibile. Ma ci sono troppi livelli in campo, dagli uffici scolastici, ai Comuni, alle Regioni e quindi - ha aggiunto Bobbio -occorre chiarire quali sono le competenze di ciascuno e i meccanismi di raccordo per governare il settore».

Governance più efficiente
Per coordinare meglio gli interventi in materia di istruzione del territorio le Regioni propongono un sistema di governance condiviso e multilivello fondato su 4 direttrici principali: regole comuni di sistema attraverso la definizione di Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), definizione di obiettivi misurabili e di «target di convergenza» che si intendono perseguire per ogni regione (con relativa tempistica), individuazione di sistemi di raccordo interistituzionale per raggiungere i target, realizzazione di un sistema informativo per il monitoraggio e la verifica dei risultati raggiunti.
Tutti strumenti che, secondo le amministrazioni, potranno «stimolare azioni virtuose» sul territorio. «Non è sostenibile - si legge nel documento - un meccanismo dove chi programma, cioè le regioni, non governa le risorse economiche e chi governa le risorse, cioè il Governo, non programma». Per questo «una programmazione efficace non può prescindere - si legge ancora nel documento - da: definizione dei Lep e costi standard, certezza delle risorse disponibili, condivisione di meccanismi di riparto sulla base di standard di riferimento».

Scuola e lavoro
Una «buona scuola» è quella « fondata sul lavoro»: per questo, secondo le Regioni, è prioritario «sviluppare un sistema di orientamento integrato» anche per prevenire dispersione e abbandono scolastico, favorire «collaborazioni stabili tra sistema educativo e imprese potenziando anche l’apprendistato formativo in tutte le sue forme», «aumentare il numero di studenti coinvolti nei percorsi di Formazione tecnica superiore (Its e Ifts)» e «potenziare i Poli tecnico professionali. Sul fronte dei percorsi di Istruzione e formazione professionale (IeFP), infine, per gli enti locali «è opportuno che lo Stato emani il regolamento per l’accertamento dei livelli essenziali delle prestazioni» e che vi sia «un finanziamento certo, stabile e capace di rispondere effettivamente a tutta la domanda».


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