Famiglie e studenti

L’abbandono scolastico ci costa tra i 21 e 106 miliardi di euro

di Eugenio Bruno

Anche quest'anno la campanella non ha suonato per tutti. Come testimoniano gli alti tassi di dispersione scolastica con cui l’Italia deve continuare a fronteggiarsi. Una malattia endemica del nostro sistema di istruzione e formazione professionale che ci costa dai 21 ai 106 miliardi di euro. La stima è contenuta nella ricerca “Lost-Dispersione scolastica: il costo per la collettività e il ruolo di scuole e terzo settore”, che è stata realizzata da WeWorld Intervita, Associazione Bruno Trentin e e Fondazione Giovanni Agnelli, in collaborazione con CSVnet e verrà presentata oggi al ministero dell’Istruzione.

Le dimensioni del fenomeno
Ogni anno decine di migliaia di studenti (soprattutto maschi) non tornano sui banchi degli istituti scolastici e della formazione professionale. Come conferma un tasso di dispersione che si aggira ancora sul 17% e che al Sud supera il 25 per cento. Nonostante qualche progresso, l'Italia fatica infatti ad avvicinarsi all'obiettivo del 10% stabilito dall'Unione Europea per il 2020. Tanto più - si legge nella ricerca - che per la scuola secondaria di I e II grado si possono stimare tassi di abbandono «per ogni singolo grado (dalla prima media all'ultima classe di scuola superiore) che si cumulano in un tasso di abbandono complessivo pari al 30% per ogni coorte di età». Di fatto - prosegue il documento - «oggi quasi un terzo degli studenti ha abbandonato gli studi tout court oppure è inserito in percorsi che non danno accesso all'istruzione terziaria». Una cifra enorme che rende ancora più complicato il raggiungimento di un altro target di Europa 2020: una quota di laureati del 40% entro il decennio.

I costi per il paese
Tutto questo ha anche un costo. Concentrandosi sul reddito permanente, quello cioè mediamente fruibile nell'arco della vita, l’indagine sottolinea come l'azzeramento della
dispersione scolastica possa avere un impatto sul Pil compreso in una forbice che va da un minimo dell'1,4% ed un massimo del 6,8 per cento. E pari cioè, a seconda delle stime, a un range compreso tra i 21 e 106 miliardi di euro. A tanto ammontano le risorse - ed è l’altra faccia della medaglia - che si rischia di dissipare se non si riesce ad arrestare questa piaga sociale.

Il ruolo degli enti no profit
La ricerca - che si concentra sulle scuole medie e superiori di quattro aree metropolitane (Milano, Roma, Napoli e Palermo - studia modalità, caratteristiche e valore economico degli interventi per contrastare la dispersione ascrivibili al terzo settore. Pur con notevoli differenze da città a città, l'attività principale è l'aiuto nei compiti scolastici (46,5%), seguita a distanza dai centri di aggregazione giovanile (25,6%) e da attività di socializzazione. Nel complesso le organizzazioni no profit investono ogni anno 60 milioni di euro per contrastare l’abbandono. Uno sforzo economicamente comparabile a quello del ministero dell'Istruzione, che investe circa 55 milioni di euro ogni anno in progetti attivati nelle scuole, principalmente con finalità di recupero.

Le conclusioni del rapporto
Nel passare da un piano quantitativo a uno qualitativo la ricerca evidenzia come i «due potenziali partner (scuole e terzo settore, ndr) continuino ad operare in modo indipendente e non coordinato». Complice l’assenza di una «reciproca legittimazione tra gli attori». Molti operatori del no profit ritengono che «le scuole siano almeno in parte responsabili della disaffezione e della demotivazione dei ragazzi maggiormente esposti al rischio abbandono a causa di un deficit di attenzione rispetto ai loro bisogni»; a loro volta, molti insegnanti ritengono «inefficace l'azione dei volontari e degli operatori degli enti non profit, in quanto spesso carenti di competenze educative specifiche». Da qui l’appello alle scuole affinché si aprano maggiormente alle istanze della società civile e stimolino il terzo settore a offrirsi come partner adeguato all'azione formativa.Se possibile mettendosi in rete.


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