Famiglie e studenti

Lezione d’Europa: 250 funzionari italiani nelle classi della Penisola

di Maria Piera Ceci

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Cos'è quest'Europa che bacchetta così spesso l'Italia? Come funzionano le istituzioni europee? Come influiscono le decisioni prese a Bruxelles o Strasburgo sulla nostra vita di tutti i giorni? E' per rispondere a queste domande, ma anche alle più piccole curiosità, che da oggi fino al 24 ottobre 250 funzionari italiani delle istituzioni europee torneranno nelle loro scuole di provenienza. 280 gli istituti che verranno coinvolti, soprattutto scuole secondarie di secondo grado, in tutte le regioni (tranne la Val d'Aosta). L'iniziativa, svoltasi per la prima volta nel 2007 in Germania, si svolge nell'ambito del semestre italiano di presidenza dell'Unione europea ed è finanziata dalla Commissione europea.
«Vogliamo riportare i funzionari Ue sui banchi di scuola per raccontare delle storie vere agli studenti», spiega a Scuola24 Lucio Battistotti, direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. «Oggi l'immagine dell'Europa è un pochino appannata, l'Europa è quella che impone i sacrifici, è quella dell'austerità. Invece dietro ai racconti dei funzionari ci sono delle storie personali interessanti, di passione, di forte europeismo. Molti di loro hanno vinto concorsi perchè avevano una passione per l'Europa e non solo perchè cercavano un posto di lavoro. E poi sono storie bellissime di persone che si trasferiscono in un altro Paese per imparare altre lingue, assaporare altre culture e lavorare con gli altri. Vogliamo trasmettere il concetto che si può lavorare con persone di diverse nazionalità e che anzi la diversità può diventare un pregio. Non sempre il confronto è facile, ma il risultato è spesso molto bello».
Ridotto lo spazio della geografia nei programmi scolastici, si sono ridotti nella nostra scuola anche gli spazi per parlare di Europa e farla conoscere agli studenti, eppure l'interesse per le altre culture europee va acceso e coltivato già dalle superiori.
«Forse siamo tornati indietro», spiega ancora Battistotti. «Si faceva di più negli anni Sessanta e Settanta, quando l'Europa era un'istituzione ancora lontana. Oggi l'Europa è data per scontata e dobbiamo riapprendere a conoscerla. Il problema inoltre è che i programmi scolastici sono di competenza degli Stati membri, non si possono di certo imporre programmi di conoscenza europea uguali per tutti, quindi gli sforzi che si fanno a livello di istituzioni comunitarie non sempre vengono recepiti e tradotti in programmi concreti dai singoli Stati».
E in Italia si può fare di più per far entrare l'Europa nelle nostre scuole? «Quest'anno, con le elezioni europee e con il semestre di presidenza, in Italia c'è un rinnovato interesse, anche critico per le tematiche europee. E per criticare bisogna prima conoscere e confrontarsi», spiega Battistotti. «L'iniziativa dei funzionari nelle scuole va in questo senso. Inoltre Commissione Ue e Miur stanno lavorando per trovare il modo di collaborare in un programma che potrebbe partire il prossimo anno scolastico per far arrivare più Europa a studenti e professori, che sono il tramite migliore. Spesso per i professori non è facile decifrare cosa succede a Bruxelles: l'informazione è scarsa e i temi appaiono noiosi. Invece l'Europa siamo noi. Ciò che succede a Bruxelles succede anche da noi e questo gli studenti devono imparare a capirlo. E chissà, la speranza è di avere presto un'ora di Europa nei programmi scolastici, ci stiamo provando».


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