Famiglie e studenti

Aggiornare le competenze per passare dal «sapere» al «saper fare»

di Mirka Daniela Giacoletto Papas*

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Quasi in contemporanea, a Roma e Francoforte, va in scena il tema della cultura con coloro che ne sono i responsabili, i protagonisti e i critici . Mentre a Francoforte si apre la grande Fiera del libro, a Roma Confindustria presenta le sue Cento idee per la scuola, discute di merito, valutazione, competizione globale, alla presenza del ministro Giannini. Emerge con forza l'esigenza di formare le nuove generazioni in termini di un nuovo “saper fare” rispetto al “sapere” che pure rappresenta un'importante e gloriosa tradizione della scuola italiana; la parola chiave è competenza, da sviluppare in termini di spendibilità sul mercato del lavoro, attraverso una maggiore integrazione del rapporto tra scuola e mondo produttivo, così come viene realizzata all'estero, secondo modelli da imitare e importare; si auspica il superamento delle vecchie metodologie di didattica trasmissiva con l'utilizzo delle tecnologie e l'applicazione del principio della alternanza scuola-lavoro.
Il mondo è cambiato, occorre saperlo affrontare in modo diverso, con più inglese, più internet, più impresa, più capacità operativa (ma non è un discorso già sentito?). Tutto comprensibile e, venendo da parte confindustriale, si tratta di una presa di consapevolezza avanzata e intelligente, anche perché affronta con una visione d'insieme il tema della riorganizzazione del sistema educativo. Curioso, però, che in tre ore di dibattito non sia mai stata pronunciata la parola libro. È parola vecchia? Non adatta ad un mondo di tecnologie e competizione? Bene: possiamo parlare di i-pub, e-book. Meglio? No? Allora parliamo semplicemente di contenuti, cioè di quelle “cose” senza le quali non si fa Education, non si fa formazione, non si fa cultura. Parliamo di idee, di elaborazioni, di creatività, cioè tutto quello che è stato pensato e discusso da chi ci ha preceduto; che occorre conoscere per poi saper valutare, accettare o rifiutare, progredire, scegliere, magari creare qualcosa di diverso. Che è quello che comunemente viene definito spirito critico.
Occorrono competenze specifiche, ma inserite su una base di conoscenza ampia, trasversale. Che si costruisce a scuola, nella famiglia, nella vita di tutti i giorni, leggendo, leggendo, leggendo. E di questo si parla a Francoforte, anche qui con un ministro, Franceschini, in mezzo ai libri, a milioni di libri cartacei o digitali, senza alcuna distinzione che non sia quella del valore del contenuto e del messaggio, dell'obiettivo di trasmettere conoscenza e memoria. Si parla del 57% di persone in Italia (sì, la percentuale è ancora aumentata) che non legge neppure un libro l'anno, né cartaceo né digitale; si parla del sistema educativo nei vari paesi e di come la statalizzazione dei contenuti in funzione di obiettivi economici o organizzativi stia portando a sostanziali limitazioni della libertà di espressione e della capacita di pensiero. Si parla del diritto d'autore, del riconoscimento del valore economico della attività intellettuale senza il quale si condiziona proprio la produttività di idee, e la cui continua violazione viene non subita,ma tollerata come una quasi normalità; si parla della cultura della legalità che una società civile deve sviluppare e difendere, promuovendo intelligenza diffusa, conoscenza e memoria.
Il sonno della memoria genera mostri: la conoscenza può evitarli. La formazione tecnica è necessaria a far funzionare impianti e macchine sempre più sofisticate, a inventarne nuove, a organizzarne la gestione e a farle rendere ,quindi a creare lavoro e favorire la crescita. Ma deve essere funzionale ad un progetto di società che riconosce nella cultura un elemento fondamentale di coesione e di identità sociale , che adotta i libri e la lettura come strumento per costruirla. Gli editori hanno investito e stanno investendo per essere all'avanguardia nell'utilizzo della tecnologia, con la duplice responsabilità di “ fare impresa” e “fare cultura”. Roma e Francoforte sono lontane, sembrano parlare due linguaggi che devono ancora riconoscersi e interagire. La presenza istituzionale di due ministri fa sperare.
* Vicepresidente Associazione Italiana editori


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