Famiglie e studenti

«Colloquio motivazionale» per conquistare gli adolescenti

di Maria Piera Ceci

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“Studia o finirai male”. Una frase sicuramente infelice, ma che risuona spesso fra le mura delle aule scolastiche. Perchè con certi studenti mantenere la calma e misurare le parole a volte può risultare davvero difficile. Eppure frasi come queste non sono di alcuna utilità, non accompagnano i ragazzi verso alcun percorso di cambiamento. Lo sanno bene i sostenitori del Colloquio motivazionale. Non si tratta di un vero e proprio intervento terapeutico (anche se viene utilizzato anche in percorsi terapeutici contro l'uso di alcol e droghe), ma di uno stile di conversazione che cerca di rafforzare la motivazione e l'impegno al cambiamento di una persona, perchè solo se una persona è davvero convinta della necessità e bontà di quel cambiamento che potrà metterlo in atto.

Efficace con gli adolescenti
Ideato dall'americano William Miller e dal britannico Stephan Rollnick, si sta dimostrando molto efficace con gli adolescenti. I ragazzi di questa età sono già di loro allergici alle imposizioni e ai consigli, quindi può risultare molto utile adottare qualche piccolo accorgimento dialettico previsto nel Colloquio motivazionale per convincerli ad abbandonare un comportamento errato.

Approccio collaborativo
Nel caso dell'insegnante per esempio non servono a niente frasi come: “Ne ho conosciuti tanti come te e hanno fatto tutti una brutta fine”, “se non studi verrai bocciato”. Meglio sarebbe cercare di spingere al cambiamento il ragazzo facendo in modo che capisca da solo quanto sia importante studiare, accompagnandolo nella scelta, instaurando con lui un rapporto di collaborazione, fondato sull'ascolto. Più facile a dirsi che a realizzarsi in classi sempre più numerose e dove le problematiche diventano sempre più complesse.
“Certo in classe non è semplice applicare le regole del Colloquio motivazionale” - ammette Valerio Quercia, assistente sociale, membro del Motivational Interviewing Network of Training - “ma è facile fare l'insegnante con ragazzi che studiano, che dicono sempre quello che vuole il docente. L'insegnante vero si riconosce nella loro capacità di relazione con l ragazzi difficili, quelli che gli americani chiamano i client from hell, quelli che troppo spesso invece la scuola non sa aiutare e perde per strada. Il bravo insegnante è quello capace di aprire una forma di comunicazione positiva anche con questi ragazzi. Trincerarsi dietro una cattedra non può che portare i ragazzi a trincerarsi dietro i banchi e allora la scuola si trasforma in una guerra con due trincee, all'interno della quale è impossibile costruire un percorso formativo”.

Saper scegliere le domande
Una delle tecniche consigliate dal Colloquio motivazionale consiste nell'evitare le domande chiuse, quelle cioè che prevedono solo la scelta di una risposta sì\no, che non lascia spazio ad alcun approfondimento. Bisogna invece porre delle domande aperte, che costringano lo studente a riflettere e a parlare. Un insegnante per esempio, di fronte ad un ragazzo che non studia o che non ha buoni risultati sul fronte dei voti potrebbe aiutarsi con domande tipo: “Cosa potrebbe essere interessante per te nella matematica? Qual è un periodo storico che ti incuriosisce?” O ancora: “Cosa non ti piace della scuola? Cosa ti sta preoccupando di quello che accade a scuola?” Il ragazzo è spinto a riflettere e l'educatore può lavorare sulle risposte del ragazzo, capire cosa non funziona in quel momento, quali sono le sue paure e aiutare lo studente a riordinare le idee, a parlare con se stesso e magari accompagnarlo verso un cambiamento positivo.

Affrontare l’aggressività con il dialogo
Anche la struttura dell'aula è molto importante nell'applicazione del Colloquio motivazionale. La classica aula cattedra-banchi non funziona. “Meglio disporre le sedie a semicerchio, così che l'insegnante si possa avvicinare a tutti e ascoltare un ragazzo da vicino mentre parla” - spiega Valerio Quercia. “E se uno studente mostra un atteggiamento di resistenza con frasi tipo a me che mi frega di sapere cosa è successo ai romani duemila anni fa....questo non mi serve a niente, l'insegnante deve mettersi in gioco. Non serve a nulla mettere una nota, meglio argomentare una risposta articolata, ma rispettosa delle posizioni di tutti”.
Di questo tema si parlerà al convegno #Supereroi fragili. Adolescenti a scuola tra vecchi e nuovi disagi,organizzato dal Centro Studi Erickson il 24 e 25 ottobre a Rimini, in particolare nel workshop Conversazioni sul cambiamento con gli adolescenti: il Colloquio Motivazionale, con Valerio Quercia e Annachiara Scamperle, curatrice dell'edizione italiana de Il Colloquio Motivazionale con gli adolescenti, Edizioni Erickson.


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