Famiglie e studenti

Politica, industria e al centro la scuola

di Ivan Lo Bello*


L'istruzione è stata alla base dello sviluppo della democrazia e, soprattutto, alla base dello sviluppo industriale. Negli ultimi anni l'Education nel mondo si è evoluta in maniera esponenziale: l'affermazione di un'economia fondata sulla conoscenza ha ridefinito il sapere come fattore di produzione economica e opportunità di crescita sociale. Rivoluzione digitale, didattica attiva e la rapida condivisione delle conoscenze hanno innescato un processo di cambiamento irreversibile che tocca la società alla radice. E il futuro di milioni di giovani. Questione democratica e questione educativa sono sullo stesso piano. Chi non sa non avrà lavoro. Oppure avrà un lavoro meno riconosciuto, meno stabile, meno libero. Chi non sa sarà estromesso dalla democrazia e da quel rapporto cittadinanza-Costituzione che ne è il cuore. Chi non sa disperderà talento e capacità, sarà più a rischio di finire nelle trame dell'illegalità e della criminalità organizzata. Eppure di talenti e capacità l'Italia è piena: abbiamo giovani preparati che il mondo ci invidia. Abbiamo insegnanti che, nonostante mille difficoltà, ogni giorno portano passione e competenza nelle nostre aule scolastiche e universitarie. Ma il sistema educativo italiano non è stato all'altezza di questa straordinaria “materia prima”. L'Italia è rimasta in disparte mentre nel mondo sono stati creati nuovi modelli di incontro tra domanda di competenze e offerta formativa, si è affrontata la piaga dell'abbandono scolastico, si è premiata la professionalità degli insegnati e valorizzata l'autonomia delle istituzioni educative. È stato in disparte il paese che i cambiamenti formativi li ha sempre guidati. E ora invece sembra subirli. Siamo rimasti, in pratica, l'ultimo paese al mondo dove primaria e secondaria durano complessivamente 13 anni: ci si iscrive all'università, quando ci si iscrive, a 19 anni. Ci si laurea a 25 alla triennale. A 27 alla magistrale. Spesso senza aver mai fatto nessuna esperienza pratica, nessun tirocinio, lavoro estivo, e ancor meno un apprendistato. Non è un caso se i giovani italiani sono quelli che, in Europa, entrano più tardi nel mercato del lavoro e si trattengono per più tempo nel percorso formativo. Si resta troppo a lungo “parcheggiati”, in attesa, quando si potrebbe fare un'esperienza di formazione-lavoro già durante gli anni di scuola superiore e università. I nostri studenti hanno paura del lavoro perché non lo conoscono. Non sono stati accompagnati.
Davanti a tutto questo è il Paese intero che deve prendersi la sua responsabilità, riconoscere i suoi errori, raccogliere le sue migliori energie per ripartire. Ed è per questo che abbiamo deciso, dopo un percorso di ascolto nei territori, di contribuire al dibattito che il Presidente Renzi ha aperto presentando il documento «La buona scuola». Un documento che abbiamo apprezzato soprattutto per il forte collegamento tra scuola e lavoro che occupa una posizione di rilievo tra le priorità di questo Governo. È un passo necessario verso un nuovo patto educativo che aiuti finalmente a ricucire quel rapporto tra sistema educativo e realtà da troppo tempo mancante. E le imprese italiane la realtà, in tutti i suoi aspetti, la conoscono bene e la vivono ogni giorno. Per questo le proposte di Confindustria sull'Education non nascono per caso: sono il frutto dell'impegno, dell'attenzione e della competenza di migliaia di imprenditori che quotidianamente collaborano con scuole, Its e università per aiutare i giovani italiani a costruire solidi percorsi formativi e professionali.
Merito, valutazione e autonomia, collegamento scuola-lavoro, innovazione didattica: resterebbero soltanto parole se non trovassero già applicazione e sperimentazione ogni giorno nel nostro sistema associativo. Alla base delle proposte di Confindustria per l'istruzione in Italia ci sono i volti e i luoghi di imprenditori, insegnanti, studenti e dirigenti scolastici. Ci sono legami solidi tra scuola e impresa, partnership tra aziende e università, le collaborazioni negli Its e nei Poli Tecnico-Professionali, il sostegno alla formazione professionale e alla libertà di scelta educativa. Ci sono persone che si prendono carico della loro responsabilità educativa con i fatti, spesso nel silenzio, spesso nella diffidenza. Per noi è chiaro che senza la passione e l'impegno degli imprenditori nei territori una scossa educativa per il Paese sarebbe impensabile.
Ora a questa passione e a questo impegno il 7 ottobre vogliamo e dobbiamo dare voce con la Giornata Nazionale dell'Education. Ci ritroveremo a Roma, alla Luiss, per tre motivi fondamentali: condividere buoni modelli, lanciare una visione di insieme sull'Education in Italia ed eliminare ogni barriera che si frappone tra il dinamismo dei territori e le politiche educative nazionali. Ci saranno tutti: dirigenti scolastici, imprenditori, rettori, docenti, studenti, esperti di formazione professionale, giovani apprendisti, personalità del sindacato e dell'associazionismo e, soprattutto, rappresentanti del sistema Confindustria provenienti da tutta Italia. Sentiamo l'importanza di questa occasione di confronto: l'Education è finalmente tornata al centro dell'agenda politica e non possiamo rimandare a domani il dibattito su come questo domani dovrà essere.
La scuola è la grande questione su cui l'opinione pubblica deve concentrarsi. I giovani chiedono lavoro, una formazione di qualità, una speranza per il loro futuro. Abbiamo il dovere di mettere insieme le forze per dar loro una risposta.
*Vice presidente di Confindustria per l’Education


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